Uccise la ragazza con 22 coltellate 9 anni fa: adesso Ruggero Jucker è in permesso speciale

Pubblicato il 19 Aprile 2011 8:47 | Ultimo aggiornamento: 19 Aprile 2011 8:47

MILANO – Dopo aver ucciso la sua fidanzata Alenya Bortolotto, 26 anni, con un coltello da sushi urlando “sono Bin Laden”, e dopo averne gettato il fegato in giardino, il 44enne imprenditore della ristorazione Ruggero Jucker ottiene il suo primo permesso premio. A deciderlo è stato lunedì il Tribunale di Sorveglianza di Milano che, riformando in composizione collegiale l’iniziale diniego opposto dal magistrato di prima istanza, ha concesso al detenuto la possibilità di uscire dal carcere di Bollate e di trascorrere in libertà 10 ore, ma accompagnato da un volontario e facendo tappa da un medico.

In primo grado il 24 ottobre 2003 Jucker aveva evitato l’ergastolo solo grazie al beneficio del rito abbreviato, e incassato 30 anni per “omicidio aggravato” perché il gup Guido Salvini aveva ritenuto l’aggravante (la crudeltà di quel 20 luglio 2002) prevalente sulle due attenuanti del parziale vizio di mente e del risarcimento del danno alla famiglia della vittima (1 milione e 300.000 euro).

In secondo grado, però, la difesa giocò la carta procedurale del “patteggiamento in appello”, un accordo tra l’imputato e la Procura generale che accetta un punto d’incontro sulla pena, istituto consentito dalla legge all’epoca e ora invece abolito: così il 18 gennaio 2005 Jucker scese in secondo grado da 30 a 16 anni, in quanto l’accordo tra accusa e difesa sull’equivalenza tra l’aggravante e le attenuanti derubricò l’imputazione in omicidio non aggravato, la cui pena massima di 24 anni fu ridotta a 16 dallo sconto di un terzo per il rito abbreviato.

Da questa pena, divenuta definitiva il 5 marzo 2005, Jucker come tutti gli altri condannati ha poi potuto detrarre lo sconto di 3 anni determinato dall’indulto approvato dal Parlamento per i reati commessi sino al 2 maggio 2006: 16 meno 3, uguale 13 anni.

Come riporta il Corriere della Sera, una volta in carcere a espiare la pena, ciascun detenuto se si comporta bene ha diritto ogni tre mesi allo scomputo di 45 giorni di “liberazione anticipata”: nel caso di Jucker, dunque, i quasi 9 anni di carcere che ha sinora scontato gli hanno fruttato quasi 2 anni (720 giorni) di “liberazione anticipata”, portando la pena in concreto a 11 anni dai 16 di partenza, e il fine-pena a giugno 2013, al quale seguiranno tre anni di misura di sicurezza.

Già da parecchio tempo, dunque, Jucker aveva maturato il limite (metà pena scontata) per poter chiedere al magistrato di sorveglianza il primo permesso. Ma la giudice Beatrice Crosti gliel’aveva rifiutato con decisione che, come di rado accade, si era discostata dal parere positivo di due periti (le criminologhe e psichiatre forensi Isabella Merzagora Betsos e Cristina Colombo) sulla prognosi di non pericolosità sociale di Jucker. Lunedì, invece, dopo una lunga riflessione e ben tre rinvii, il collegio formato dalla presidente Maria Laura Fadda, dal magistrato di sorveglianza Roberta Cossia, e dagli esperti Laura Cesaris e Gianfranca Moiraghi, hanno firmato il primo via libera.