Milano. Ladre a casa del sindaco Giuseppe Sala: già scarcerate dopo meno di 24 ore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 giugno 2018 10:03 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018 10:03
Milano. Ladre a casa del sindaco Giuseppe Sala: già scarcerate dopo meno di 24 ore

Milano. Ladre a casa del sindaco Giuseppe Sala: già scarcerate dopo meno di 24 ore

ROMA – Sono state scarcerate due delle tre componenti della banda, una delle quali minorenne, fermate due giorni fa dalla polizia con l’accusa di aver rubato nell’appartamento del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel fine settimana del 26-27 maggio scorso. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Per una di loro Gina B., 19 anni, il giudice ha disposto l’obbligo di dimora e di firma ma non la custodia in carcere, perché è madre di una bimba di 7 mesi, come aveva chiesto il legale David Maria Russo.

Difensore che ha anche prodotto documenti per dimostrare che un’altra delle fermate avrebbe 13 anni e non essendo imputabile, dunque, è stata al momento rimessa in libertà e affidata ad una comunità. Servirà una perizia per accertare l’età, perché la ragazzina non ha i documenti. In particolare, il gip Marco Del Vecchio ha convalidato i fermi delle due maggiorenni (entrambi hanno confessato), ma ha disposto il carcere solo per Claudia R., 19 anni, che resta a San Vittore. Il pm Carlo Scalas aveva chiesto il carcere per tutte e due le giovani di origine rom.

Nel provvedimento che riguarda le due maggiorenni – accusate di furto perché avrebbero rubato, assieme alla minorenne, “un orologio marca Rolex, una macchina fotografica marca Canon, una catenina in oro e una borsa 24 ore in pelle marca Armani” nella casa del primo cittadino dopo aver forzata la serratura dell’abitazione, e di ricettazione perché custodivano borse ed altri oggetti di lusso rubati altrove – viene ricostruito passo dopo passo lo sviluppo delle indagini. Per il gip ci sono “gravi indizi di colpevolezza” a carico delle due ragazze che, tra l’altro, hanno anche subito ammesso i fatti negli interrogatori.

Tuttavia, per una di loro il giudice valorizza tre elementi: la confessione, l’essere incensurata e soprattutto la sua “condizione di madre di prole in tenerissima età”, spiegando che per la custodia in carcere di una madre con un figlio minore di 6 anni servono “esigenze cautelari di eccezionale gravità e rilevanza” che non sussistono, invece, in questo caso. E il pericolo di reiterazione può essere contenuto con “l’obbligo di dimora nel Comune di Bollate”, nel Milanese, e con “l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte al giorno”.

Per quanto riguarda la minorenne, infine, la difesa ha prodotto dei documenti per dimostrare che la ragazzina ha meno di 14 anni e quindi non è imputabile e il gip del Tribunale dei minori l’ha rimessa in libertà con affidamento ad una comunità. E ha disposto un accertamento peritale per stabilire l’effettiva età della giovane.

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