Tassista ucciso a Milano, paura dei testimoni: solo 4 su 20 in tribunale

Pubblicato il 3 Maggio 2012 10:38 | Ultimo aggiornamento: 3 Maggio 2012 10:41

MILANO – “Avendo paura che succeda qualcosa a me e alla mia famiglia, non voglio testimoniare”: sembra proprio la paura il motivo che ha fatto sì che solo quattro dei venti testimoni convocati per l’omicidio del tassista Luca Massari si presentassero in tribunale.

Massari, ricorda Repubblica, il 10 ottobre 2010 investì con la propria auto un cucciolo di coker. Scese dalla vettura per cercare di prestare soccorso, e venne aggredito – è l’accusa – dai proprietari dell’animale. Scrive Repubblica: “In pochi attimi viene preso di mira dalla proprietaria, Stefania Citterio (26 anni), che gli inveisce contro minacce e insulti: per concludere brandendo un casco da moto con un emblematico “ora ti ammazzo”.  Ad assecondare le richieste della donna, ci pensa il fidanzato, un balordo della zona, Morris Ciavarella, 32 anni e il fratello della Citterio, Pietro, 27″.

Il tassista morì un mese dopo nel suo letto di terapia intensiva per una  lesione cerebrale causata da una ginocchiata in pieno volto.

Ciavarella venne arrestato poche ore dopo il pestaggio. Solo diversi giorni si riuscì ad arrivare agli altri due complici. Tutti hanno paura di testimoniare. Uno di quelli che lo fa, uno studente universitario, si ritrova l’auto bruciata.

Ed ecco che adesso, dopo che Ciavarella è stato condannato a sedici anni di carcere con rito abbreviato, solo quattro testimoni hanno confermato quello che hanno visto. Ma loro non vivono più nel quartiere Ripamonti degli aggressori. Gli altri testi hanno tutti tentato di ritrattare, o hanno presentato certificati medici per non presentarsi in tribunale.