Milano: mamme rom borseggiatrici in carcere. Finora sempre libere perché incinte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 11:10 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 11:11
Milano: mamme rom borseggiatrici condannate. Finora sempre libere perché incinte

Milano: mamme rom borseggiatrici condannate. Finora sempre libere perché incinte

MILANO – Tutti le conoscono come le mamme rom borseggiatrici della metro di Milano: sono un gruppo di donne rom (due italiane, una croata e una bosniaca) che derubavano turisti nella metro di Milano. Mamme perché si è scoperto che hanno in totale 25 figli. Vecchie conoscenze della Polizia, se l’erano sempre cavata. Ora, per la prima volta, la loro condanna non è stata sospesa e dovranno andare in carcere. Essendo sempre incinte o neo-mamme, infatti, beneficiavano della sospensione della pena, benché fossero state arrestate in totale 78 volte.

Gianni Santucci sul Corriere della Sera spiega perché si tratta di una sentenza storica: Di fronte a un tipo di reato che per anni è stato in pratica «depenalizzato» (le borseggiatrici incinte o madri di figli piccoli accumulavano arresti e condanne senza conseguenze), per la prima volta la pena non è stata sospesa: «tenuto conto dell’organizzazione – viene spiegato nella sentenza – delle modalità di azione, dell’allarmante frequenza con la quale le imputate, sempre in concorso, hanno commesso reati ininterrottamente, l’ultimo una settimana fa (il 16 luglio)», la condanna andrà scontata in carcere. «Inoltre – come aggiunge il giudice – la cospicua refurtiva non è stata reperita, poiché in base alla scaltra organizzazione criminale è stata immediatamente fatta sparire» (le ragazze hanno passato il portafogli rubato a un uomo che è scappato). Secondo alcuni investigatori la sentenza potrebbe essere un argine per un tipo di reato che, oltre ai danni alle persone derubate, ha un altro pesante «indotto»: perché le donne sono spesso costrette al furto dagli uomini e perché strumentalizzano i bambini (vere, ultime vittime) per evitare il carcere.

Alla fine della sentenza, infatti, il giudice aggiunge che «si trasmettono gli atti al Tribunale per i minorenni, per quanto di competenza in ordine ad affidamento dei figli minorenni delle imputate e ad eventuali provvedimenti relativi alla potestà genitoriale».