Milano, manifestanti provano a sfondare cordone. Poliziotto: “Zecca di m…” VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 febbraio 2018 10:57 | Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2018 10:57
Milano, manifestanti dei centri sociali provano a sfondare cordone. Poliziotto: "Zecca di m..." VIDEO

Milano, manifestanti provano a sfondare cordone. Poliziotto: “Zecca di m…”

MILANO – Corteo di Casapound, Lega e Fratelli d’Italia a Milano domenica 25 febbraio. In questa occasione ci sono state varie “contro manifestazioni” dell’estrema sinistra e degli esponenti dei centri sociali. E durante una di queste un poliziotto avrebbe apostrofato come “zecca di m…” uno dei manifestanti. Secondo le cronache, alcuni manifestanti avevano provato a sfondare il cordone delle forze dell’ordine.

Il tutto è documentato da un video, postato sulla pagina Facebook Local Team. Spiega Rachele Nenzi su Il Giornale:

Mentre carabinieri e poliziotti sembrano voler caricare di nuovo il corteo, i funzionari della questura si frappongono per bloccare gli agenti in tenuta anti sommossa. E mentre i manifestanti chiedono “fate partire il corteo”, nel video si sente “Zecca di merda” provenire, con ogni probabilità, dalla bocca di un poliziotto.

Nel giorno delle destre in piazza, che ha visto manifestare Lega, Fratelli d’Italia e Casapound, ci sono infatti state contestazioni e tafferugli, ma per fortuna nessun incidente grave. Il primo corteo a sfilare è stato quello di Fdi, che ha scelto di portare un lunghissimo Tricolore, di quasi 300 metri, e la sua leader Giorgia Meloni, nel cuore della città multietnica, in via Padova, raccogliendo qualche parolaccia e suscitando qualche breve momento di tensione con alcuni residenti. “Riprendiamoci le piazze abbandonate dalla sinistra”, ha tuonato la Meloni. Nello stesso tempo, a Pioltello (Milano), esponenti di Leu e Casapound sono venuti alle mani e ora minacciano querele e controquerele.

Nel pomeriggio poi, alta tensione per tre manifestazioni ravvicinate: la Lega con Salvini in piazza Duomo, Casapound con il suo leader Di Stefano in piazza Cairoli, e gli antifascisti in contropresidio in via Moscova. Tutto in meno di un chilometro in linea d’aria. Ma l’esteso dispositivo per l’ordine pubblico messo in campo dalla Questura ha visto, in passato, problemi anche più grossi e alla fine la giornata si è conclusa – come ha sottolineato in serata il questore, Marcello Cardona – senza incidenti gravi. Due gli attimi di tensione più preoccupanti. In mattinata, alle 9, in Cairoli, quando un gruppo di studenti di sinistra ha cercato di occupare l’area dove si sarebbe poi tenuto il comizio di Casapound, senza riuscirci, e quindi ha ‘scalato’ un monumento adiacente, sgomberato in breve tempo dalle forze dell’ordine.

E nel pomeriggio, in largo La Foppa, quando dal presidio antifascista un gruppo di manifestanti ha cercato di forzare un cordone di polizia suscitando la reazione degli agenti in tenuta antisommossa che, inferiori di numero, hanno caricato. Pochi minuti di manganellate, bombe carta e lacrimogeni, ma che hanno cambiato il clima del presidio. Da quel momento infatti la polizia si è irrigidita e ha di fatto ‘blindato’ la piazza con tutti i manifestanti dentro, che hanno dovuto aspettare ore prima di poter muovere verso la stazione Centrale dove si è sciolta la manifestazione. “I neri liberi di manifestare e noi ingabbiati”, hanno protestato i promotori. Ma il Viminale non ha voluto correre rischi, soprattutto quello che militanti di opposte fazioni potessero incrociarsi per caso dando vita a qualche rissa.

In Duomo, invece, dove ha parlato Matteo Salvini, non ci sono stati problemi. Tranne la defezione di Maroni che però non ha impedito al leader della Lega di “godersi là piazza”.

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