Milano non in condizioni di riaprire. Dati App: già ora in giro 50 mila toccati dal virus

di Lucio Fero
Pubblicato il 25 Aprile 2020 9:59 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2020 9:59
Milano non in condizioni di riaprire. Dati App: già ora in giro 50 mila toccati dal virus

Milano non in condizioni di riaprire. Dati App: già ora in giro 50 mila toccati dal virus (Foto Ansa)

ROMA – Milano non è in condizioni di riaprire il 4 di maggio. Non lo dice e non lo dirà nessuno, ma per Milano il 4 di maggio come data per la fine del lockdown è davvero troppo presto.

Milano per il 4 di maggio non è pronta. Non lo dice e non lo dirà nessuno, tranne Vincenzo De Luca governatore della Regione Campania.

Poiché la predica viene da pulpito meridionale, da quel De Luca vissuto e narrato spesso come partenopeo folklore, nessuno darà ascolto a De Luca. Ma quella di Milano non in condizioni di riaprire il 4 di maggio non è una predica, è un invito a guardare, guardare di persona, con i propri occhi. Guardare cosa? La realtà.

Milano non è in condizioni: il Corriere della Sera dà conto della stima derivante da una prima applicazione delle prima App che monitora spostamenti e contatti dei contagiati da coronavirus. La stima è, anzi sarebbe, una epidemiologica sentenza.

Sentenza di non apertura di Milano il 4 di maggio, infatti la App stima già oggi, prima della riapertura, circa 50 mila cittadini che girano e si muovono pur essendo stati in qualche modo toccati dal virus.

Toccati dal virus, che vuol dire? Vuol dire con sintomi minimi, minimi ma compatibili con il contagio. O senza sintomi ma avendo avuto contatti stretti con contagiati.

App dice, in maniera riservata eppur trapelata, circa 50 mila già girano, vanno al lavoro, circa 50 mila già toccati dal virus. Quindi il 4 di maggio questi circa 50 mila saranno ovviamente loro stessi in giro e avranno contatti con i cittadini che escono dal lockdown e i toccati dal virus cresceranno, aumenteranno. Toccati in ogni misura, da quella leggerissima fino a quella che porta in terapia intensiva.

Sala sindaco di Milano ha chiesto Fontana governatore della Lombardia quanti siano davvero i contagiati in Regione e in città. Non combaciano i conti ufficiali forniti dalla Regione con le segnalazioni dal cosiddetto territorio. Insomma il sospetto che siano di più di quanto non ne conteggiano le cifre ufficiali è più che fondato. Fontana ha risposto con un: verificherò.

Al netto della conflittualità e antipatia politica tra Sala e Fontana e viceversa, una stima più severa dei contagiati a Milano, una conferma ufficiale della stima fornita dai primi assaggi di App potrebbero mostrare una città che non presenta le condizioni epidemiologiche per riaprire il 4 maggio. Una città con tanto contagio pregresso ancora da smaltire prima di ripartire verso una qualche normalità di vita e lavoro.

Ma, anche così fosse, non si potrà dire. L’Italia che si riapre al lavoro ma la Lombardia o Milano che restano chiuse è ipotesi perfino impronunciabile per il governo e ogni altra task force. 

Impronunciabile e ingestibile politicamente: il governo e i partiti di maggioranza non avrebbero la forza di scegliere e imporre quanto eventualmente necessario se misurato col metro dell’epidemia.

Ipotesi impronunciabile economicamente e socialmente: l’Italia che riparte al lavoro senza la Lombardia, Milano (Torino?) è una contraddizione in termini. Lombardia e Piemonte concentrano una tale quantità di produzioni e attività lavorative che partire senza di loro è un partire senza benzina.

Quindi Milano non in condizioni per il 4 di maggio, quello stesso 4 di maggio sarà puntuale all’appuntamento con la riapertura. Un conto alla rovescia, quello verso il 4 maggio, sempre più nervoso. Reso nervoso, per chi vuol guardare, dai tremila e passa nuovi casi di coronavirus registrati ieri. Di cui mille e passa in Lombardia. Rispettivamente, troppi e troppissimi rispetto alla quantità di giorni che manca al 4 maggio.

Ma di guardare davvero e a fondo nessuno ha gran voglia, del tutti fermi e tutti in casa non se ne può più. Non c’è voglia e non c’è possibilità, anche volendo. L?Italia tutta non reggerebbe e di fatto non applicherebbe un prolungamento del lockdown oltre il 4 di maggio. Quindi si va, conto alla rovescia in corso e non lo si può interrompere. Ma Milano, Milano non è in condizioni. Molti lo sanno, nessuno lo dice per l’ottimo motivo che sono parole impronunciabili.