Milano, Politecnico aggira il Tar: dal prossimo anno l’80% dei corsi in inglese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Maggio 2014 7:54 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2014 20:58
Milano, Politecnico aggira il Tar: dal prossimo anno l'80% dei corsi in inglese

Un’aula del Politecnico di Milano

MILANO – Dall’anno accademico 2014/15 il Politecnico di Milano parlerà sempre meno italiano: l’offerta dei corsi di laurea magistrale in lingua straniera supererà abbondantemente l’80%. I corsi di laurea specialistica dell’Ateneo svolti in inglese passeranno da 17 a 29. Solo cinque lauree di secondo livello e i dottorati di ricerca rimarranno in italiano.

L’ateneo aggira così una decisione del Tar, che lo scorso anno aveva accolto un ricorso presentato da 150 professori del Politecnico contro il provvedimento approvato nel 2012 dal Senato accademico, che prevedeva l’inglese come unica lingua delle lauree di secondo livello e dei dottorati di ricerca a partire dal 2014. Per favorire il progetto di internalizzazione dei corsi però è stato sufficiente che la decisione di promuovere l’inglese a svantaggio dell’italiano fosse lasciata direttamente ai responsabili dei corsi di laurea e non dal Senato Accademico. Il risultato è stato che oltre l’80% dei corsi dal prossimo anno saranno in lingua inglese.

Il processo di internazionalizzazione dell’ateneo milanese iniziò qualche anno fa con il rettore Giovanni Azzone, favorevole alla scelta esclusiva dell’inglese come lingua delle lauree magistrali, che diceva: “L’Italia può crescere solo se attrae intelligenze, visto che non può contare sulle materie prime”. Il rettore dunque spiegò che l’obiettivo era “formare capitale umano di qualità in un contesto internazionale per rispondere sia alle esigenze delle imprese sia a quelle degli studenti che vogliono essere “spendibili” sul mercato del lavoro mondiale”.

C’è ancora qualche speranza invece per i professori che hanno presentato il ricorso contro il provvedimento del 2012 approvato dal Senato accademico: in seguito alla sentenza del Tar, che aveva definito le scelte dell’università “sproporzionate perché comprimono le libertà, costituzionalmente riconosciute, di docenti e studenti” l’ateneo si era immediatamente appellato al Consiglio di Stato, che però si pronuncerà sulla vicenda solo a novembre. La sua decisione potrebbe contrastare con quella presa dalla maggioranza dei responsabili dei corsi. La soluzione, suggerita anche dal Tar, potrebbe essere quella di offrire tutti i corsi in doppia lingua, sebbene tale operazione avrebbe un costo decisamente elevato.