Milano, ultima fermata Rogoredo: due giovani fumano eroina in metro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2019 11:27 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2019 13:52
Milano, ultima fermata Rogoredo: due giovani fumano eroina in metro

Milano, ultima fermata Rogoredo: due giovani fumano eroina in metro

ROMA – Una istantanea, una foto rubata su un vagone mediamente affollato della metro milanese, l’immagine finita sulla prima pagina del Corriere della Sera di due giovani che fumano eroina alle 8 di sera, di fronte a pendolari distratti, forse assuefatti anche loro.

Infagottati dentro giubbottoni sportivi, rivolti verso il finestrino, lo sguardo insieme perso e intento di chi armeggia con stagnole e cartoncini arrotolati in attesa di ricevere il flash che dia un senso alla giornata, una coppia di giovani tossici si prepara a consumare la sua razione di droga tra le stazioni di Corvetto e Porta Romana.

Erano saliti a Rogoredo, i giornali e le tv individuano nel bosco che gli dà il nome la piazza di spaccio più grande del nord d’Italia, un hard discount della droga a cielo aperto, dosi low cost, aperto 24 ore su 24.

Scenderanno al Duomo dove ciondolano tutto il giorno bivaccando e scollettando come possono: pochi spicci, tanto con un paio di biglietti da dieci a Rogoredo l’eroina te la danno senza problemi. I viaggiatori sul vagone pensano ai fatti propri, nessuno fa caso ai due che trafficano con qualcosa in mano.

Stanno sciogliendo la roba su un pezzetto di carta argentata: il biglietto della metro è abbastanza rigido per poter essere arrotolato e funzionare da cannuccia. Quando la sostanza brucia, con la cannuccia bisogna aspirare velocemente il fumo bianco esalato. Non è il classico buco, la fumano così, alla pakistana, per non dare troppo nell’occhio. Fumarla non è come spararsela, in compenso dà più velocemente assuefazione, se è un gioco, finisce comunque male.

Era l’altro ieri, una normale giornata di metà gennaio: dicono che il giorno dopo Rogoredo sia deserta, complice la fotografia le forze dell’ordine hanno deciso un presidio più costante e capillare. Dicono che Rogoredo come piazza di spaccio abbia i giorni contati, le autorità metteranno fine a quel via vai continuo di immigrati tossici (4 consumatori su 10 sono stranieri) e immigrati spacciatori.

I giovani, i ragazzini italiani (sono il 15% dei consumatori) che niente sanno degli stessi buchi, delle stesse infinite attese, delle stesse esistenze naufragate di quando l’eroina inondava strade e vicoli negli anni ’70, che nulla sanno di un’ecatombe generazionale, cambieranno itinerario. Escono da un buio bosco ma non cercano la luce. A caccia di roba, sarà il nuovo indirizzo a trovarli.