Milano si ferma per i funerali del cardinale Martini. Oltre 150mila persone

Pubblicato il 3 settembre 2012 15:46 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2012 15:59

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MILANO – Centocinquantamila era solo un calcolo parziale, fatto a metà pomeriggio di domenica. Ma nel Duomo di Milano, rimasto aperto fin quasi a mezzanotte la gente ha continuato a entrare, anche ben oltre quel calcolo. E’ un Duomo completamente gremito per i funerali del cardinale Carlo Maria Martini. La gente, che ha iniziato ad entrare alle 14.30, ha riempito completamente le tre navate della cattedrale, che può contenere circa 8 mila fedeli. Numerosissimi, centinaia, anche i religiosi giunti per l’estremo saluto a Martini. In tanti a concelebrare le esequie insieme all’arcivescovo Angelo Scola.

Ai primi banchi della chiesa, oltre ai familiari di Martini, diversi personaggi noti della politica e non solo: i ministri Andrea Riccardi e Lorenzo Ornaghi, l’ex procuratore di Milano, Saverio Borrelli, l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. Presenti anche personalità di altre fedi religiose, come il fondatore della Corei, l’Imam Abd el Wahid Pallavicini. Ai lati della bara di Martini sono stati posti i tre gonfaloni di Regione, Provincia e Comune listati a lutto e tre corone di fiori fatte arrivare dalla presidenza della Repubblica, dalla Camera e dal Senato.

Sul feretro di Martini c’è l’Evangeliario aperto sulla pagina pasquale della Resurrezione. Il flusso di uomini e donne di ogni età non si è mai fermato, in media un’ora e mezzo per riuscire a entrare, un ramo di coda che supera l’Arengario, quell’altro che quasi arriva in Piazza Scala. La sosta consentita davanti al feretro è di pochi secondi, giusto il tempo di un segno della croce o un pensiero.

Monti arriva poco dopo dallo stesso ingresso laterale, si dirige a salutare Maris Martini – la sorella di Carlo Maria – e gli altri familiari del cardinale. Quindi si apparta a sua volta per due minuti di preghiera silenziosa in piedi, da solo, sul lato opposto della bara. Prima di uscire si intrattiene pochi istanti con l’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, che gli indica il punto in cui Martini verrà sepolto, sotto il crocifisso di San Carlo, lungo la navata sinistra, e lo ringrazia.

Poi l’elenco dei nomi conosciuti si allunga su taccuini quando sui banchi delle prime file arrivano a succedersi tra gli altri il presidente della Rai, Annamaria Tarantola, e Pippo Baudo, il ministro Anna Maria Cancellieri e l’altro ministro Piero Giarda, il segretario della Cgil Susanna Camusso e quello del Pd Pier Luigi Bersani, l’ex sindaco milanese Gabriele Albertini e quello attuale Giuliano Pisapia, uno dei pochi a pronunciare qualche parola ripetendo quanto Martini sia stato “un punto di riferimento fondamentale per credenti e non credenti”.