Milano, stazione centrale spenta. Freccia Rossa fermi e metro a singhiozzo

di Pino Nicotri
Pubblicato il 8 Giugno 2015 19:07 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2015 19:07
Milano, stazione centrale in tilt, metro a singhiozzo

Milano, stazione centrale in tilt, metro a singhiozzo

MILANO –  Nella Milano che s’è rifatta il look per l’Expò e se ne vanta c’è qualcosa che non funziona. Clamorosa defaillance nella mattinata di lunedì 8 giugno dalle 9 , nella monumentale stazione centrale delle ferrovie, anch’essa rimessa più o meno a nuovo per l’Expò. Sono andati in tilt tutti i terminali e i tabelloni con gli annunci degli arrivi e delle partenze: spenti come candele e semafori desolatamente spenti. Con una folla tipo bolgia dantesca che, con tanto di biglietto in mano, oltre a non sapere che pesci prendere non sapeva soprattutto che treno prendere, a quale binario andare per poter partire.

I fatti. Sarei dovuto partire per Roma con la Freccia Rossa Milano-Napoli delle 9:15, treno 9517. Ma già in metropolitana qualcosa non andava per il verso giusto. Partito alle 8:42 dal capolinea di piazza Abbiategrasso, linea 2 detta anche Verde, il convoglio ha rallentato più volte e più volte è rimasto fermo in galleria. Come se non bastasse, più volte è rimasto fermo nelle stazioni: porte aperte, ma non per gentilezza verso chi arrivava trafelato e incredulo di poter salire subito a bordo. Come il buon Dio ha voluto, sono arrivato alla fermata della stazione centrale alle ore 9:13. Di corsa su per le scale, lingua penzoloni e due gradini alla volta con valigetta e borsone, poi via come il vento attraverso tornelli e altre scale, con volata finale verso i binari con un’occhiata veloce al tabellone delle partenze per sapere verso quale binario galoppare. Di solito i treni, anche quelli in orario, partono sempre con due o tre provvidenziali minuti di ritardo e più di una volta mi sono salvato per il rotto della cuffia: ce la farò anche questa volta!
Ma c’è un imprevisto. Il tabellone grande è spento e quelli piccoli sono fermi agli orari di partenza tra le 6 e le 7. Sogno o son desto? Come posso partire col treno delle 6:15 se ora sono le 9:14?
Piuttosto disorientato mi fiondo ai binari 15 e 16 perché mi pare che di solito il “mio” treno per Roma parte da lì, ma il personale che per sicurezza blocca e filtra i passeggeri, e non li lascia entrare in area binari se non mostrano il biglietto, mi blocca per chiedermi appunto il biglietto. Riesco a sgusciar via gridando “glielo farò vedere la prossima volta!”, ma le centinaia di persone ferme o dirette in tutte le direzioni trascinando valigie a rotelle rendono impossibile andare ai binari se non facendosi largo a fatica, molto a fatica. Già, ma quale binario?

“E io che ne so! Mica posso sapere tutto a memoria”, mi risponde sorridendo sorpreso un giovane ferroviere in divisa. Un secondo ferroviere è un po’ meno impreciso: “Guardi, al 15 è fermo un Freccia Rossa, dovrebbe essere quello per Roma-Napoli”. Dovrebbe. Schizzo al 15, calpestando decine di piedi di gente che chissà perché se ne sta ferma ostacolando il transito dei disperati che tentano di partire.

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Conclusione: sì, il mio treno è proprio questo che se ne sta fermo al binario 15. Ma perché ha le porte chiuse? E perché decine di persone ci battono su furiosamente i pugni? La risposta arriva puntuale come un treno svizzero: le porte sono chiuse perché il treno si muove e ci sta partendo sotto il naso.

Vani i tentativi di cambiare prenotazione alle macchinette per i biglietti. Non resta che fare la coda, piuttosto lunga, ai gabbiotti dipinti di rosso e recanti bene in vista la scritta Freccia Rossa. Gente che bestemmia, gente che suda, gente che tenta di fregarti il posto nella fila, gente straniera che impreca in varie lingue contro l’Italia “dove non funziona mai nulla”, gente che riesce a farsi cambiare il biglietto senza pagare penali: quando arrivo davanti al ferroviere che gestisce il gabbiotto sono le 21:40. Il ferroviere dopo avere squadrato il mio biglietto mi fa:

“E ci credo che ha perso il treno! Ormai sono le 9:40, lei ha 25 minuti di ritardo”. “Mi sta prendendo in giro? Sono qui dalle 9 e 12 minuti, ho perso il treno per i cartelloni in tilt e il personale che non sapeva nulla e se sono le 9:40 è perché ho dovuto fare la fila. Dovevo forse fare il furbo e passare in testa magari a bastonate?”.

“E io dove la metto? Il Freccia Rossa delle 10:15 è completo”. “Vabbé, viaggerò in piedi, non c’è problema, ma DEVO poter partire”.

Impietosito il ferroviere mi autorizza per iscritto con un bel timbro sul mio biglietto a partire con il Freccia Rossa delle 10, che a differenza di quelli delle 9:15 e 10:15 non fa fermate prima di Roma:
“Arriva solo 20 minuti dopo quello che ha perso. E forse nelle carrozze 9, 10 e 11 trova un posto libero. Veda un po’ dopo che il treno è partito. Faccia attenzione agli altoparlanti, che cinque minuti prima delle 10 annunceranno da quale binario si parte”.

Sarà dura capire cosa dirà l’altoparlante, oltre a un’acustica pessima c’è un baccano infernale per i muggiti della folla e il tron tron tron della marea di valige con le rotelle. Ma ecco che mentre attendo l’annuncio con le orecchie spasmodicamente tese il buon samaritano esce dal gabbiotto rosso e mi viene a dire che si parte dal binario 16. Ce l’ho fatta! In ritardo, ma ce l’ho fatta!

Post scriptum. Da qualche tempo a Milano capita che i telefoni non funzionino. O meglio: a volte non si riesce ad avere la linea di telefoni fissi, specie se centralini. Non è una mia impressione o un inconveniente che capita solo a me. Me lo ha confermato il Centro Diagnostico Italiano, per parlare col quale un paio di mesi fa ci ho messo ben cinque ore e non perché il suo centralino fosse occupato, ma perché non c’era proprio la linea:

“Sarà forse per i lavori per l’Expò, ma capita anche a noi di restare isolati, senza possibiltà di telefono. Visto che non siamo un bar, ma un centro diagnostico, non è un problema da poco”.

L’Expò è iniziata ormai da oltre un mese. Però ieri – 7 giugno 2015 – mi è stato impossibile fare un paio di telefonate dal telefono fisso ad altri due telefoni fissi. Un caso? O un preludio della lentezza del metrò e del tilt della stazione ferroviaria di stamane?