Milano, branco stuprò disabile e girò video: “capo” condannato a 7 anni di carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 aprile 2018 18:04 | Ultimo aggiornamento: 13 aprile 2018 9:14
Disabile stuprata, 7 anni di carcere al capobranco a Milano

Stuprano disabile e girano video violenze: condannato a 7 anni di carcere

MILANO – Hanno stuprato più volte una ragazza disabile e hanno filmato le violenze, condividendo i video in chat: un ragazzo di 20 anni è stato condannato a 7 anni di carcere a Milano.

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Per i suoi complici, invece, 7 giovani under 18 all’epoca dei fatti, la Procura dei Minori ha da poco chiuso le indagini. Le accuse, oltre alla violenza sessuale aggravata, sono produzione e detenzione di materiale pedopornografico.

Con la condanna a 7 anni di oggi, il gup Natalia Imarisio ha aumentato di un anno la pena proposta dal pm Stefano Ammendola, titolare dell’inchiesta che riguarda altri due maggiorenni accusati solo di detenzione di materiale pedopornografico: uno è stato condannato a 6 mesi mentre per l’altro gli atti sono stati trasmessi per competenza alla procura di Napoli.

Il giudice inoltre ha stabilito una provvisionale di 25 mila euro nei confronti della ragazzina rimasta vittima delle ripetute violenze di quelli che considerava suoi amici. L’inchiesta è nata dopo la denuncia della ragazza che aveva iniziato a manifestare i primi sintomi di una grave depressione dopo l’ultimo episodio avvenuto dell’autunno 2016. Quindi pian piano si era aperta con la sorella e la madre alle quali era riuscita a confidare quel che era accaduto. Dopo di che la famiglia con la ragazzina si è rivolta al centro antiviolenza della Mangiagalli.

Da qui sono partiti gli accertamenti e i giovani, tra maggiorenni e minorenni una decina in tutto e tutti italiani, sono stati identificati e indagati. A testimoniare di come non si fossero resi conto della gravità di quanto era accaduto ci sono pure alcune conversazioni intercettate: “Neanche avessimo rubato dei motorini!”, oppure “Non l’abbiamo mica legata!” sono stati i loro commenti. Nella ricostruzione di inquirenti e investigatori, la ragazza, non ancora 18enne, nei mesi precedenti agli stupri appariva particolarmente felice perché diceva di avere finalmente trovato degli “amici”.