Milano, tango “illegale” in giro per la città: basta poco per ballare

Pubblicato il 14 Gennaio 2011 5:49 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2011 15:00

“Cos’è un tango illegal? Difficile spiegarlo a parole. Bisogna esserci stati, bisogna averlo provato, comunque fidati, è una figata”. È così, che in un modo un po’ tranchant, e assolutamente anonimo un giovane tanguero milanese racconta al sua passione per il tango illegale. Da qualche tempo a Milano il Tango non sa più solo di passione e di malinconia, ma anche di mistero, proibito e clandestinità.

Merito di un gruppo, piuttosto restio a lasciare interviste e a raccontarsi (“se volete conoscerci, venite a ballare con noi”) che ha messo in piedi l’iniziativa del tango illegal. Il criterio è semplice: “Non ci vogliono grandi doti, basta avere lo spirito giusto e sapere qualche passo”.

Se si hanno i due requisiti chiave basta iscriversi, con un nome di fantasia, a una mailing list (sul sito www.tangoillegal.it). Saranno poi loro a dirti dove, come e quando una piazza o uno slargo di Milano si animeranno e verranno trasformati da uno stereo portatile e da un pugno di tangueros in una milonga a cielo aperto. Non bisogna portare altro che i propri piedi.

Una passione, quella del tango prima e dell’illegal poi, che sta prendendo piede tra sempre più persone, come dimostrano i numerosi corsi, club milonghe e anche la “moda” ( ma guai a chiamarla così) dell’illegal: che si è moltiplicato e con nomi diversi nelle principali città d’Italia: “Tango blitz” a Palermo, “Tango pirata” a Torino, “Tango contemporaneo” a Roma, “Tango e dintorni” a Firenze. A ballare, c’è sempre gente, di ogni età.

Per loro ballare “illegal” non è solo musica, ma anche, o addirittura soprattutto, rivincita, vendetta, sberleffo. Il tango illegal anima, di notte e in gran segreto, piazze e slarghi della città di Milano (gettonatissima Piazza Affari) e se li riprende, trasformandoli in milonghe improvvisate. A chi balla, e sono tanti, non sembra vero di poter fare propria, per una volta, la città e ballare lì dove, di giorno la gente normale lavora, parcheggia, mastica amaro.