Milano, via Pietro Crespi: maxi-condominio dove non si paga, 300mila € di buco

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Marzo 2015 13:58 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015 14:05
Milano, via Pietro Crespi: il palazzo dove non paga nessuno

Milano, via Pietro Crespi: il palazzo dove non paga nessuno

MILANO – Via Pietro Crespi numero 10 a Milano. Questo l’indirizzo del maxi condominio in cui nessuno paga le spese condominiali, tanto che i conti sono lievitati fino ad arrivare ad un buco da 300mila euro. Le case sono state pignorate e rivendute, ma di nuovo sub-affittate a migranti e le spese sono destinate a salire.

Andrea Galli sul Corriere della Sera spiega che già nel 2009 lo stabile di via Pietro Crespi aveva accumulato un buco di 132mila euro di spese condominiali non pagate. Ora le spese sono oltre che raddoppiate ma la questione non sembra risolta, anzi:

“Se dopo allora era stata tentata la carta dei pignoramenti per «portare» gli appartamenti alle aste, adesso che molti alloggi sono stati re-immessi sul mercato nella speranza di nuovi inquilini e aria nuova, è sorto un altro problema: le case all’asta sono state acquistate, anche e spesso da italiani. Questi hanno subaffittato a migranti; mono e bilocali sono diventati (di nuovo) tane sovraffollate; e tra gli uni e gli altri nessuno si briga delle spese condominiali. Tanto lo stabile è allo sfascio. Euro più euro meno, cambia niente”.

Dopo il collasso economico, ora anche la struttura inizia a cedere:

“Il portone d’ingresso, tenuto chiuso gran parte della giornata come richiesto da alcuni condòmini per bene – ce ne sono -, gente che ci tiene alle regole del vivere insieme civilmente, non nasconde i punti critici. Angoli delle scale, ballatoi e cantine sono utilizzati per parcheggiare pezzi di scooter rubati. Camminando vicino alle case ci sono porte assemblate con risulta di discarica; fra gli inquilini abbondano persone che arrivano dall’Asia, per lo più dallo Sri Lanka, e dal Nordafrica: siccome non mancano gli irregolari, le visite di estranei provocano improvvise fughe e una certa ritrosia a concedersi a una chiacchierata.

Si riesce comunque a sapere che è vero e non vero che gli appartamenti sono i dichiarati 48. Il numero è sempre una variabile, ci sono alloggi frazionati illegalmente e alloggi accorpati illegalmente. A più d’uno sembra un miracolo che il palazzo non sia ancora crollato. Episodi di criminalità, grande o piccola che sia, non sono frequenti. Vige una sorta d’accordo per evitare situazioni critiche e tenere lontane le forze dell’ordine”.

Alcune famiglie, che non sono più nello stabile, hanno arretrati fino a 30mila euro:

“A suo tempo, era nato anche un comitato di cittadini per salvare il salvabile. C’è una signora, italiana, che a distanza di sei anni (2009-2015) ripete gli identici concetti, e lei per prima se ne duole e chiede scusa. Elenca cosa non va, mostra le lettere e le email spedite ovunque per sollecitare una mano, cita piccoli episodi quotidiani che a suo dire sono emblematici del senso di abbandono:

«Davanti al caseggiato, da nove mesi, c’è una macchina, di romeni. Va, viene ed è parcheggiata al solito posto, quasi che i conducenti abbiano avuto in dono divino questa parte di asfalto. I conducenti, che sappia io, sono tutti romeni. All’occasione, la macchina è una casa che ospita a turno famiglie… dopodiché di giorno si fermano a bordo strani tipi che parlano e trafficano… glielo giuro, sono nove mesi…». Alle aste giudiziarie, gli appartamenti di via Pietro Crespi 10 vengono via anche per meno di 40 mila euro”.