Mimmo Lucano, nuova indagine: “Truffa e falso per le case che ospitavano migranti”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 12 aprile 2019 14:11 | Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2019 14:13
Mimmo Lucano, nuova indagine: "Truffa e falso per le case che ospitavano migranti"

Mimmo Lucano, nuova indagine: “Truffa e falso per le case che ospitavano migranti”

REGGIO CALABRIA – Non c’è pace per Mimmo Lucano, il sindaco sospeso di Riace divenuto un modello per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Dopo il rinvio a giudizio in merito all’inchiesta denominata “Xenia” nella quale è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il sindaco si è visto notificare un nuovo avviso di garanzia. 

La Procura di Locri gli contesta i reati di truffa e falso ideologico in relazione alla gestione degli alloggi in cui venivano ospitati i migranti dalla cooperativa Girasole, amministrata da Maria Taverniti. Anche lei, insieme ad altre 8 persone è indagata con Lucano. 

Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, alcuni di quegli appartamenti sarebbero risultati privi di collaudo statico e certificato di abitabilità, documenti richiesti dal manuale operativo Sprar così come dalle convenzioni stipulate tra il Comune di Riace e la Prefettura. 

A Lucano viene contestato, in particolare, “di avere indotto in errore – si legge nel capo d’imputazione – il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Reggio Calabria ricorrendo all’artificio di predisporre una falsa attestazione”, a firma dello stesso Lucano, “in cui veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti esistenti nel territorio del comune di Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico-sanitarie, laddove così in effetti non era, essendo quegli appartamenti privi di collaudo statico e certificato di abitabilità”. (Fonte: Ansa)