Mina Welby e Marco Cappato assolti per la morte di Davide Trentini

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Luglio 2020 19:18 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2020 21:00
Mina Welby e Marco Cappato assolti per la morte di Davide Trentini

Mina Welby e Marco Cappato assolti per la morte di Davide Trentini

Mina Welby e Marco Cappato sono stati assolti dalla Corte di assise di Massa (Massa Carrara) “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini.

Trentini, 53 anni, era malato di Sla e morì il 13 luglio 2017 in una clinica Svizzera. Nel dispositivo della sentenza la Corte d’assise ha assolto Mina Welby e Marco Cappato perché il fatto non sussiste riguardo all’istigazione al suicidio e perché il fatto non costituisce reato riguardo all’aiuto al suicidio.

Assoluzione come era già accaduto per dj Fabo. Anche se Davide Trentini, 53 anni, malato di sclerosi multipla da quanto ne aveva 27, non era tenuto in vita da macchinari come Fabiano Antoniani. Ma anche Trentini era pur sempre, per la difesa, sottoposto a trattamento di sostegno vitale per le cure farmacologiche che doveva seguire e per l’assistenza specifica di cui aveva bisogno per sopravvivere.

Marco Cappato e questa volta con lui anche Mina Welby, non commisero reato quando aiutarono Trentini a morire col suicidio assistito in una clinica di Basilea.

Era il 13 luglio 2017: il giorno dopo Cappato e Welby si presentarono ai carabinieri di Massa, la città di Trentini, per auodenunciarsi. Fecero così partire il procedimento penale che ha portato alla loro assoluzione, sia per l’accusa di istigazione al suicidio sia per quella di aiuto al suicidio, da parte della corte d’assise di Massa.

Mina Welby: “La mia battaglia è per la mamma di Davide Trentini”

“Sono molto felice. Ricordo quando quel 20 dicembre del 2006 prima di morire Piergiorgio mi disse: promettimi che andrai avanti e che non ti fermerai. Oggi posso dirgli che sono andata avanti e che non mi fermerò mai” le prime parole, ricordando il marito, di Mina Welby.

Prima di entrare al palazzo di giustizia di Massa, Welby aveva annunciato: “Sono serena, ieri notte ho pensato alla mamma di Davide Trentini, la mia battaglia è per lei”:.

All’associazione Coscioni si era rivolto Davide Trentini ma poi anche sua madre, per chiedere aiuto. “Se verrò condannata – aveva detto Welby – voglio andare in carcere. Ma temo avendo 80 anni che mi diano i domiciliari”. “Dobbiamo ancora ottenere la legge – ha poi ribadito – e nel frattempo sarò pronta ad accompagnare in Svizzera tutte quelle persone che me lo chiederanno”.

Marco Cappato: “La legge serve per garantire un diritto a tutti ed eliminare una potenziale discriminazione”

“Saluto la memoria di Davide Trentini – le parole di Marco Cappato – un uomo che, nella fretta di smettere di soffrire, si è fidato di noi, ci ha dato fiducia. La sentenza ci ha dato ragione e oggi rende giustizia anche alla mamma di Davide a cui dedico questo momento. Non pensiamo adesso che la legge sull’eutanasia sia inutile perché tanto arrivano le assoluzioni: la legge serve per garantire un diritto a tutti i cittadini e serve ad eliminare una potenziale discriminazione. Non possiamo più accettare che ci sia una discriminazione sulla base della tecnica con cui sei tenuto in vita. L’azione di disobbedienza civile continuerà fino a quando il Parlamento non si sarà assunto la responsabilità che fino ad ora non si è assunto”.

Non punibilità dell’aiuto al suicidio

Al centro del processo, dopo la sentenza della Consulta del settembre 2019, c’era proprio la questione se nel caso di Trentini ricorressero tutte e quattro le condizioni indicate dalla Corte costituzionale per escludere la punibilità dell’aiuto al suicidio: patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili, capacità di intendere e volere e trattamento di sostegno vitale.

Quest’ultimo per Trentini non sarebbe stata provato secondo il pm Marco Mansi che per questo aveva chiesto la condanna di Welby e Cappato (3 anni e 4 mesi) “ma con tutte le attenuanti generiche e ai minimi di legge. Il reato di aiuto al suicidio sussiste – ha detto in aula -, ma credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell’interesse di Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito”.

“Questa formula di assoluzione applica pienamente la sentenza della Corte costituzionale”, il commento di Filomena Gallo, difensore di Marco Cappato e segretario dell’associazione Coscioni, secondo la quale con questa sentenza “anche i trattamenti farmacologici, quindi non solo i macchinari, rientrano da oggi nei requisiti previsti per poter interrompere le proprie sofferenze. E’ una sentenza importante, farà precedente”. (Fonte: Ansa)