Eutanasia, ricorso contro la assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato per il caso Trentini

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Ottobre 2020 17:32 | Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2020 17:32
Eutanasia, il pm ricorre contro la assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato per il caso Trentini

Eutanasia, il pm ricorre contro la assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato per il caso Trentini (Ansa)

La procura di Massa ricorre in appello contro la sentenza di assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini

La procura di Massa ha presentato ricorso in appello contro la sentenza della corte d’assise della città toscana che il 27 luglio ha assolto Mina Welby e Marco Cappato dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, deceduto col suicidio assistito in Svizzera nel 2017.

Ne dà notizia l’associazione Luca Coscioni di cui Welby è co-presidente e Cappato tesoriere.

Al processo il pm Marco Mansi aveva chiesto per Welby e Cappato a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Una condanna al minimo di legge e riconoscendo tutte le attenuanti, aveva spiegato in aula.

“Il reato di aiuto al suicidio sussiste – aveva detto il pm -, ma credo ai loro nobili intenti. E’ stato compiuto un atto nell’interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito”. 

Le contestazioni del ricorso

Tra le contestazioni nel ricorso in appello del pm Mansi c’è il rilievo, spiega l’avvocato Franco Di Paola (uno dei difensori di Cappato e Welby), che a parere dell’accusa la Corte costituzionale, nella sentenza 242 del 2019, non avrebbe lasciato adito ad interpretazioni su cosa si debba intendere per trattamento di sostegno vitale: ovvero dipendenza da macchinari.

Per questo ha contestato che i giudici di Massa abbiano equiparato i trattamenti medici e l’assistenza a Trentini a tecniche strumentali di sostegno.

La procura ritiene inoltre che la malattia di cui soffriva Trentini non fosse di per sé mortale. Sostiene anche che i farmaci di cui faceva uso non possano essere inseriti nell’ambito delle cure palliative.

Il pm contesta anche che all’accusa non sia stato concesso, durante il processo, di ascoltare un proprio consulente su alcune questioni come quella dei trattamenti medici e dei farmaci. Questioni sulle quali aveva testimoniato Mario Riccio, consulente della difesa.

Tra le altre contestazioni, spiega l’avvocato, anche il fatto che, secondo la procura, i due imputati rafforzarono in Trentini il proposito di suicidarsi.

Il commento di Cappato e Welby

“Prendiamo atto con rispetto della decisione della procura di Massa di ricorrere in appello contro la nostra assoluzione”. Ricorso che “arriva pochi giorni dopo la lettera ‘Samaritanus bonus’ (con la quale la Santa Sede ha definito un ‘crimine’ l’aiuto a morire e ha bollato come ‘complici’ coloro partecipano a tale aiuto, materialmente o attraverso l’approvazione di leggi) e conferma la gravità dell’incertezza giuridica e delle minaccia che incombe sui malati terminali italiani che vogliano sottrarsi a condizioni di sofferenza insopportabile”.

Così in una nota Marco Cappato e Mina Welby hanno commentato la notizia del ricorso. (Fonte: Ansa)