Inchiesta G8: Minzolini e cronista di Repubblica nelle intercettazioni, ma che c’entrano?

Pubblicato il 3 Marzo 2010 12:37 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2010 12:38

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini

Nell’inchiesta fiorentina sugli appalti alla Maddalena che ha coinvolto la Protezione civile e a portato agli arresti dell’imprenditore Diego Anemone, di Angelo Balducci e dei funzionari Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, spuntano anche i giornalisti.

Nella giornata di mercoledì 3 marzo, infatti, i principali quotidiani italiani hanno riportato nuovi passaggi delle intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta che coinvolgono il direttore del Tg1 Augusto Minzolini ed un anonimo, almeno per il momento, redattore del quotidiano La Repubblica.

Nel caso di Minzolini emerge un tessuto di rapporti personali ben saldo sia con l’imprenditore Diego Anemone sia con Angelo Balducci. Da qui al reato, però, ce ne passa. Sta di fatto che il direttore, fresco di nomina, riceve dai due le telefonate di auguri per il nuovo incarico. Educazione? Forse sì, ma nel caso di Balducci c’è anche dell’altro. A settembre 2009, dopo una serie di chiacchierate telefoniche Minzolini, Balducci e Anemone fissano un incontro. La questione sul tavolo, però, non riguarda appalti milionari ma semplicemente la richiesta di un “favore”, un “aiutino” a Lorenzo, il figlio di Balducci.

Proprio in quei giorni, infatti, arriva il lancio cinematografico di “Io Don Giovanni” opera del  regista Carlos Saura. L’uscita del film nelle sale è previsto per ottobre: serve un po’ di pubblicità ed il Tg1 è una vetrina che certamente non guasta, almeno per Balducci senior. Il lungometraggio alla fine è un mezzo flop e la critica non è certo benevola. La Stampa, ad esempio parla di «storia è raccontata in maniera miserella, con attori che non brillano per carisma» e L’Unità scrive di «attori improbabili». Quello che conta, però, è la visibiltà: dopo il vertice a tre sul Tg1 va in onda un dettagliato servizio sul Don Giovanni interpretato da Balducci.  Tre giorni dopo il direttore chiama Balducci Senior per sincerarsi del gradimento del servizio “marchetta”:

Minzolini: Ti è piaciuto?

Balducci:  grazie … bellissimo.

M: è stato proprio bello il servizio … devo dire che lui è bravo ma anche Mollica (giornalista del Tg1 che si occupa di spettacolo, cinema e musica) è per queste cose.

B:  guarda.. il servizio è venuto benissimo proprio, anche le scene poi si prestavano bene.

M: come no, infatti erano proprio bellissimi quei…

B: io non ho parole.

M:…macchè! lascia perdere, volevo soltanto sapere se ti è piaciuto… lui è contento?

B: molto guarda

M: meno male … lì è una specie di investitura sai no? In quel mondo lì …

B: io ti, ovviamente ti avrei chiamato stasera perché non ti volevo

M: ma che scherzi? … non ti preoccupare … volevo sapere così .. son contento

B:ci vediamo presto? Minzolini:…quando ti pare.

Nel caso del redattore di Repubblica, invece, le intercettazioni sono relative alla parte dell’inchiesta che coinvolge Camillo Toro, il figlio di Achille Toro, all’epoca dei fatti Procuratore aggiunto della Repubblica di Roma. Camillo Toro figura tra gli indagati e, il 10 febbraio la Procura di Firenze ordina una perquisizione nel suo ufficio romano. Il padre è avvertito della perquisizione poco dopo le otto del mattino del 10 febbraio da un avvocato, Salvatore Sciullo che cerca di tranquillizzarlo. L’impresa non riesce, il procuratore è preoccupato, poco dopo mezzogiorno chiama il suo superiore diretto, il Procuratore Giovanni Ferrara e quindi decide di tornare a casa.

Il telefono di Toro squilla alle 15:51 dello stesso giorno e dall’altro capo del telefono c’è un anonimo redattore del quotidiano La Repubblica

Giornalista Repubblica: «Achille, non scappare… ».

Toro: «Che vuoi che ti dica? Non so bene di che cacchio si parla… ».

G: «È vera o e falsa? Perché non ti vogliamo mica mettere in mezzo se è falsa (…) praticamente mi chiama il collega (…), mi fa, dice, “guarda, forse si deve verificare se Achille è raggiunto da qualche cosa”».

T: «A me non è arrivato niente». G: «“A me mi pare difficile, impossibile conoscendolo”».

T: «(…) è un clima… tu hai capito, da quando la storia di Genchi (il consulente informatico della procura di Catanzaro accusato di aver creato un enorme archivio segreto), non campo più».

G: «Te ne devi fregare».

T: «(…) Io non mi sono occupato personalmente di queste cose, non ero in quell’indagine del pm Colaiocco, la seguiva il procuratore (…)».

Il coinvolgimento dei due apre una riflessione sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Di penalmente rilevante, almeno stando ai documenti pubblicati fino ad ora, non c’è nulla. Emergono, piuttosto, comportamenti non irreprensibili sul piano deontologico.

Nel caso di Minzolini c’è la questione dell’uso del servizio pubblico per garantire la visibilità ad amici e amici di amici. Il direttore lo dice apertamente, con tanto di corredo di risata, proprio a Balducci: «Lì è una specie di investitura sai no? … in quel mondo lì».

Si può lecitamente obiettare che il servizio sul Don Giovanni altro non è che una “marchetta” con l’aggravante che è stato diffuso attraverso il servizio pubblico. Comportamento discutibile sul piano deontologico, probabilmente e purtroppo non circoscritto a Minzolini e, in ogni caso, quantomeno marginale rispetto al nucleo dell’inchiesta che, giova ripeterlo, riguarda irregolarità e corruzione negli appalti del G8 alla Maddalena. È l’evangelica storia della pagliuzza e della trave insomma.

Discorso analogo per il cronista di Repubblica che, chiamando una fonte in ultima analisi fa il suo lavoro. C’è una perquisizione in corso e il cronista chiama uno dei diretti interessati. Al redattore sfugge, però, una frase: “Te ne devi fregare” che tradisce un atteggiamento non equidistante rispetto alla notizia. Giornalisticamente non è il massimo. I reati, però, sono un’altra cosa. Viene da chiedersi, piuttosto: pubblicazione di intercettazioni che nulla hanno a che fare con il cuore dell’inchiesta: cui prodest? Solo ed esclusivamente di chi, alle intercettazioni vuole mettere restrizioni sia per i magistrati che le autorizzano sia per i media che le riportano.