Mirco Sacher, i nodi dell’inchiesta: dove è morto, i segni sul corpo

Pubblicato il 9 Aprile 2013 18:59 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2013 19:00

Mirco Sacher

UDINE – Un’ora e mezza solo per trovare la strada dal viottolo di campagna all’imbocco della A23. Un luogo, quello dell’omicidio, inusuale per appartarsi di domenica pomeriggio, in pieno giorno. Segni sul cadavere che non coincidono con uno strozzamento. Sono alcuni dei nodi nell’inchiesta su Mirco Sacher, il pensionato morto in un viottolo di campagna vicino Udine, morte per la quale si sono autoaccusate due quindicenni. Le due hanno raccontato agli inquirenti che avrebbero vagato per circa un’ora e mezza alla ricerca di una strada che dal campo di via Buttrio le portasse all’imbocco dell’autostrada A23.

Sarebbe questa la ragione dell‘intervallo temporale tra il momento in cui le adolescenti lasciano il campo e la registrazione del passaggio dell’auto da loro guidata al casello Sud di Udine. Nel racconto, che presenterebbe ancora incongruenze e diversi aspetti da approfondire, le ragazze hanno ribadito di aver reagito a un tentativo di violenza. Da quanto si è appreso, le due quindicenni avrebbero passato già la mattinata di domenica in compagnia del pensionato, prima in un bar di Remanzacco (Udine), poi a casa dell’uomo dove avrebbero pranzato. Secondo quanto hanno riferito, dopo il pranzo avrebbero chiesto a Sacher di accompagnarle in centro. Saliti in auto, l’uomo avrebbe deviato l’auto in un campo e tentato l’approccio sessuale. Le ragazzine avrebbero riferito di aver avuto una discussione accesa con l’anziano ma questo contrasterebbe con quanto riferito dai due testimoni che sostengono invece di averle viste alle 14:30 e 14:45 parlare tranquillamente con l’uomo all’esterno della parte posteriore dell’auto.

Le ragazze hanno spiegato di aver messo le mani al collo dell’uomo, probabilmente questi sarebbe caduto a terra e loro lo avrebbero aggredito, da dietro e da davanti. Per il momento l’ipotesi è che Sacher sia morto per strozzamento, ma nulla esclude che nel corso dell’azione sia stato colto da malore anche perché sul corpo non sarebbe stato notato alcun segno particolare. A suffragare il racconto delle due ragazze ci sono i segni di colluttazione riscontrati dai medici del Burlo di Trieste. Una delle due quindicenni avrebbe un segno su un seno forse un morso o un graffio. L’altra presenterebbe graffi sulle mani provocati probabilmente dai rovi che hanno lasciato un segno anche sulla guancia della vittima.

Il questore Antonio Tozzi ha dei dubbi anche sul luogo dove, secondo il racconto delle ragazze, Mirco Sacher avrebbe tentato una violenza sessuale. ”Domenica era una bella giornata e a quell’ora c’era tanta gente che passava nella zona. Non è un posto dove in quell’orario si sarebbe appartata neppure una coppietta regolare. Avevo subito intuito che si trattava di una vicenda seria. Non era usuale né il modo né la maniera in cui è stato trovato il corpo – ha aggiunto – Pure le dinamiche della vicenda non apparivano limpide”. ”Stiamo assistendo a una diversa evoluzione delle dinamiche e delle possibilità di incontro e frequentazioni dei giovani. Dinamiche che non sono molto ordinarie”, ha ancora detto Tozzi riferendosi alla particolarità della frequentazione tra due quindicenni e un anziano.

L’accusa contestata alle due ragazzine di Udine è quella di omicidio, volontario o preterintenzionale. Al fine di riscontrare le dichiarazioni delle giovani, gli investigatori potrebbero compiere una ricognizione dei luoghi insieme con le due indagate e effettuare una ‘prova di guida’ per verificare se effettivamente una delle due minorenni possa aver guidato la Fiat Punto fino a Limenella.  Saranno inoltre effettuati accertamenti sui cellulari, delle ragazze e della vittima, di cui le due erano in possesso. Una delle adolescenti ha riferito di aver inserito la propria scheda nel telefono dell’uomo in quanto il suo era scarico. Verranno verificati anche i tabulati per capire se vi siano state chiamate anche verso i due ragazzi di Pordenone. Da quanto si è appreso nel pomeriggio di domenica le ragazze avrebbero chiamato a casa i genitori riferendo che sarebbero tornate la sera. Poi però non sapendo come giustificare il ritardo avrebbero spento il telefono. A quel punto i genitori sono andati dai carabinieri a presentare denuncia di scomparsa. Tra gli accertamenti in corso c’è anche la posizione delle immagini delle telecamere in autostrada e no. L’auto del pensionato, sequestrata dai carabinieri di Pordenone, sarà fatta analizzare dal gabinetto della polizia scientifica di Padova. In casa della vittima non sono stati trovati elementi utili alle indagini. L’uomo non possedeva un computer e da quanto hanno raccontato i testimoni già sentiti dalla Squadra Mobile, amici e parenti, era una persona molto disponibile sempre pronta anche a dare passaggi a chi ne avesse avuto bisogno. Non era dunque una novità che accompagnasse le ragazzine. Da decenni Sacher frequentava la casa della nonna di una delle ragazza, conosciuta da quando era in fasce.