Modelle troppo magre: “Così si esporta l’anoressia”

Pubblicato il 17 Marzo 2011 8:25 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2011 18:43

MILANO – Magre, magrissime, troppo magre, praticamente malate. Un confine, quello tra magrezza e anoressia, sottile e molto discusso, che mescola insieme in un bizzarro cortocircuito la velleitarietà bella dell’alta moda e del glamour con il dramma vero e brutto di adolescenti e famiglie che male ci stanno davvero.

Da tempo ormai i giorni della settimana della moda milanese sono diventati l’occasione per riflettere su questo tema. Da un lato gli stilisti, pronti a giurare che le ragazze che indossano i loro vestiti sono magre ma non malate, che mangiano regolarmente e che sono state solo baciate dalla fortuna di un eccellente metabolismo.

Dall’altro le “Sentinelle della moda”, donne intenzionate a vigilare sulle passerelle milanesi e che si impegnano a segnalare all’assessorato alla Salute e alla Camera della Moda i casi di ragazze il cui aspetto mal si giustifica con un veloce metabolismo e una dieta equilibrata.

Una battaglia difficile da combattere, la cui soluzione passa anche, ma non solo, dalla moda e dai modelli di femminilità che escono dai mass media e che affligge con dati non secondari il nostro Paese. In Italia l’anoressia, insieme alla bulimia, colpisce il 5 per cento delle giovani fra i 13 e i 35 anni e , nel 5 per cento dei casi, risulta fatale.

Spiega Fabiola De Clercq, presidente e fondatrice di ABA, Associazione Bulimia Anoressia: “La Moda, insieme al cinema, non solo veicola un messaggio deleterio ed esecrabile, ma soprattutto lo legittima”. Per questo le “sentinelle” si danno da fare per fermare gli eccessi delle passerelle.

“Chiediamo una verifica costante e precisa sullo stato di salute delle indossatrici e modelle. Chiediamo un intervento legislativo forte dell’Unione Europea che impedisca a chi non sta bene e non ha regolarmente il ciclo di sfilare. Punto”. La sua voce tradisce la rabbia e la determinazione di chi da anni porta avanti una battaglia cruciale per scalfire il muro della legge non scritta delle passerelle per cui se si è sopra la taglia 38 o addirittura 36 non si sfila. “Si tratta di un’aberrazione da fermare, esattamente come per la pedofilia o per il sesso con i minori. Serve una legge”.