Modena, il Comune dice sì al testamento biologico

di Giulia Cerasi*
Pubblicato il 10 Marzo 2010 16:06 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2010 16:06

Il comune di Modena ha approvato il testamento biologico. Nella cittadina emiliana si potrà decidere in anticipo a quali trattamenti sanitari si vuole essere sottoposti nel caso ci si trovi nella condizione di non intendere e volere. Ieri il Consiglio comunale ha deciso di istituire, sulla base di una delibera popolare, un Registro delle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari (Dav). A favore hanno votato il Partito democratico, l’Italia dei valori, Sinistra per Modena e Modena a 5 stelle. Contrari il Popolo delle libertà e l’Unione di centro, astenuta la Lega Nord. Approvato ieri anche l’ordine del giorno presentato dal Pd sull’istituzione del registro del “rispetto della salute e dell’autodeterminazione degli individui”.

I residenti nel comune di Modena potranno chiedere l’iscrizione al registro ed esprimere le proprie intenzioni sul trattamento di fine vita. “Ogni cittadino – precisa il regolamento – può esprimere la propria volontà di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante, o in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione”.

“L’iscrizione – ha spiegato il sindaco di Modena Giorgio Pighi – è volontaria, facoltativa e dà la possibilità al cittadino di scegliere liberamente. Mi sembra, in una società plurale, una proposta pienamente legittima”.

Gli interessati potranno poi nominare uno o più fiduciari col compito di controllare, al verificarsi delle condizioni, il rispetto delle volontà espresse. Gli iscritti al registro potranno in ogni momento richiedere la modifica o la revoca delle dichiarazioni rilasciate e ogni due anni riceveranno un’informativa periodica.

Il registro, già sperimentato a Pavullo, piccolo centro del modenese, nasce da una raccolta di firme organizzata dal comitato Articolo 32, un gruppo che ha messo insieme diverse associazioni “impegnate nella tutela della libertà di cura”. I promotori, tra cui spiccano Arci, Cgil, e Federconsumatori, hanno raccolto 640 firme e le hanno consegnate in municipio, come proposta di delibera popolare.

“L’istituzione del registro comunale a Modena sulle dichiarazioni di fine vita è una iniziativa ideologica e propagandistica, che inganna i cittadini su un tema così delicato come quello del testamento biologico”. La dura condanna arriva dal consigliere comunale del Pdl capolista alle prossime regionali in Emilia Romagna, Andrea Leoni.

Per il Pd “in vacanza di legge – spiega Paolo Trande – l’istanza dei cittadini esprime la necessità di vedere le proprie volontà custodite da una Istituzione che ne garantisca l’autenticità. L’istituzione del Dav è un atto amministrativo in attesa che anche in Italia arrivi una legislazione nazionale”.

* Scuola di Giornalismo Luiss