Modena, detenuto marocchino chiede di non essere espulso perché gay. Richiesta respinta

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 27 Febbraio 2019 13:55 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2019 10:10

Modena, detenuto marocchino chiede di non essere espulso perché gay. Richiesta respinta (foto Ansa)

MILANO – Un cittadino marocchino detenuto in carcere a Modena per reati di droga ha chiesto di non essere espulso alla fine della pena, dichiarando di essere omosessuale e di rischiare gravi conseguenze se rimpatriato nel suo Paese, dove i rapporti gay sono reato. 

Il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha però respinto la domanda per “mancanza di prove”. Il detenuto, informa l’Ansa, dovrà essere espulso a fine pena, a giugno.

La sua situazione è stata discussa in udienza giorni fa, davanti al tribunale e in aula il sostituto procuratore generale si era opposto, motivando che mai in precedenza il detenuto aveva fatto cenno alla cosa. Dello stesso parere il tribunale che ha respinto la domanda, argomentando tra l’altro che il detenuto, anche nella sua istanza, aveva fatto riferimento aduna fidanzata in Italia.

A questo proposito il difensore del detenuto ha detto che si era trattato di una scusa, dovuta alla fretta di impugnare il provvedimento, arrivato durante le vacanze di Natale.

In seguito l’avvocato ha predisposto un nuovo atto e le dichiarazioni sull’omosessualità sono state ribadite dal suo assistito in udienza, ma i giudici non l’hanno accolto. Il difensore spiega che a questo punto non farà ricorso in Cassazione perché l’espulsione “è un provvedimento esecutivo”. 

In Marocco gli “atti osceni contro natura con persone dello stesso sesso” sono un reato punibile con il carcere fino a tre anni e multe salate. In realtà le denunce sono rare, ma in casi particolari, soprattutto di persone dichiaratamente gay, le conseguenze possono essere gravi. 

Il decreto sicurezza firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini ha stretto le maglie per la richiesta di asilo politico e di protezione umanitaria da parte degli immigrati che si trovano sul suolo italiano. 

Fonti: Human Rights Watch, Ansa