Moie, niente recita di Natale all’asilo per non “offendere” i bimbi non cattolici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2019 13:19 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2019 13:21
Natale, Ansa

Natale (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Niente recita di Natale alla scuola dell’infanzia Gianni Rodari di via Torino a Moie, in provincia di Ancona. A riportare la notizia è il Messaggero. I bambini, dai 3 ai 5 anni, non potranno così festeggiare il Natale con una recita a scuola. Motivo? Nell’istituto circa il 10% dei bambini è straniero e quindi non di fede cristiana. Quindi niente recita per non creare il malcontento tra gli adulti e offendere la sensibilità religiosa. La decisione, come sempre o quasi sempre accade in questi casi, ha mandato su tutte le furie numerosi genitori. “I nostri bambini non potranno fare la recita di Natale perché discriminatorio nei confronti dei bimbi non cattolici, ma vi sembra normale?”.

“È una presa di posizione decisamente troppo forte ed estrema quella degli insegnanti del Rodari – ha commentato il sindaco Tiziano Consoli – in un sistema pluralistico come il nostro, togliere la recita di Natale per tutelare alcune persone rischia di scontentarne altre. Per i bambini di quell’età è più un gioco, un momento per stare insieme e divertirsi. Ma annullarlo significa ampliare il divario religioso, culturale e dei costumi di ciascun alunno, anziché favorire l’integrazione”.

“Ma il Consiglio di Istituto che dice? Non era possibile trovare in quell’organismo una sintesi? – dice Irene Bini, capogruppo di Percorso civico, gruppo politico all’opposizione – In un momento sociale e politico come questo una notizia cosi serve solo ad allontanare culture e religioni diverse. E francamente non ne sentivamo proprio il bisogno. Dal nostro punto di vista, la decisione (se quella citata è l’unica motivazione della scelta ) non favorisce il processo di integrazioni tra culture e religioni diverse, processo in cui la scuola è impegnata da anni. Crediamo che integrazione significhi aggiungere e non togliere. Quello che vorremmo è conoscere la posizione della scuola su questa vicenda, capire le motivazioni delle insegnanti e magari, al di là del polverone mediatico, provare a cercare una soluzione condivisa”.

Fonte: Il Messaggero, Il Giornale, LeggoPasswoord.it, qdmnotizie.it.