Moncler, la disfida delle oche spiumate finisce in tribunale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 novembre 2014 10:34 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2014 10:34
Moncler, la disfida delle oche spiumate finisce in tribunale

Moncler, la disfida delle oche spiumate finisce in tribunale

ROMA – Moncler, la disfida delle oche spiumate finisce in tribunale. Dici piumino d’oca e pensi a Moncler. Ma se vedi in tv come vengono maltrattati questi animali, le operazioni crudeli di spiumaggio ancora vive, puoi ancora dire Moncler? Servirà un giudice a stabilirlo, la disfida delle oche spiumate finisce in tribunale. Non appena la trasmissione Report ha finito di mostrare come avviene lo spiumaggio nei capannoni d’Ungheria, immediato è partito il tam tam dell’indignazione in rete.

Animalisti oppure normali teleutenti sconvolti da quanto visto a Report hanno ingolfato i social network al grido “Mai più Moncler”, identificata a ragione come simbolo dei celebrati giacconi di piumino d’oca. A torto, ribattono invece dalla Moncler, che da quando è diventata italiana e il suo titolo è stato quotato in Borsa si è imposta come azienda modello nel settore del lusso, macinando utili (e perdendo dopo Report un sonoro 4,88%).

Moncler contesta il sillogismo arbitrario che associa i maltrattamenti degli animali al brand. Il duello Moncler-Milena Gabanelli proseguirà attraverso denunce e controdenunce. Parleranno gli avvocati.

“Parliamo di piumino e dici piumino nel mondo e dici Moncler…” ha affermato a un certo punto Gabanelli. Nasce da qui l’ira di Remo Ruffini, patron di Moncler che ha dato mandato ai suoi avvocati per tutelare il marchio in tutte le sedi. Per nulla spaventata Gabanelli aspetta solamente di poter produrre le sue di prove. Immagini, interviste a produttori e fornitori che accusano Moncler di aver delocalizzato per risparmiare facendo lavorare con allevatori spregiudicati. Non è vero, ribattono alla Moncler: non ci siamo delocalizzati, in Est Europa produciamo da sempre e comunque ogni fornitore è tenuto per contratto a un codice etico che comprende il trattamento delle oche.

Va a finire, al netto delle sensibilità più sinceramente colpite dal destino delle oche, che la notizia che più ha fatto arrabbiare in trasmissione è la misura del ricarico che determina il prezzo finale del piumino in negozio: come fa un capo che costa 30/40 euro all’origine finire sugli scaffali a 800/1000 euro?