Mondo di Mezzo, i legali di Salvatore Buzzi chiedono i domiciliari al posto del carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2019 12:15 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2019 12:20
salvatore buzzi intervista report

Un fermo immagine dell’intervista rilasciata da Salvatore Buzzi a Report (Ansa)

ROMA  – Una istanza per chiedere la scarcerazione è stata presentata la mattina di lunedì 4 novembre dai difensori di Salvatore Buzzi, l’uomo che era alla guida delle cooperative coinvolte nel caso Mondo di Mezzo, condannato in secondo grado nel procedimento a 18 anni e 4 mesi. In subordine, i difensori hanno chiesto gli arresti domiciliari. Nei confronti di Buzzi la Cassazione ha fatto cadere l’accusa di associazione di stampo mafioso ed ha quindi disposto che la corte d’Appello di Roma ridetermini la pena.

Mondo di mezzo, come stabilito dalla Corte di Cassazione lo scorso 22 ottobre, non è Mafia Capitale. Ribaltando il verdetto d’appello, la Cassazione ha infatti stabilito che l’organizzazione a delinquere capeggiata dall’ex Nar Massimo Carminati e da Salvatore Buzzi non è stata un’associazione di stampo mafioso ma un’associazione a delinquere “semplice”. Di conseguenza, ed è a questo che si appellano gli avvocati di Buzzi, dato che la corte d’Appello dovrà ricalcolare la pena attraverso un nuovo processo, il loro assistito può andare ai domiciliari.

In conseguenza della riqualificazione del reato, la Cassazione ha pure annullato alcuni risarcimenti alle parti civili, tra cui associazioni antimafia. L’accusa, mossa dalla procura di Roma, ruotava attorno alla costituzione di una “nuova” mafia, con propaggini nel mondo degli appalti della Capitale. Una “collaudata” organizzazione criminale che aveva le caratteristiche tipiche del 416bis: vale a dire, “la forza di intimidazione espressa dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva”, scrivevano i giudici d’appello. Impostazione che la procura generale della Cassazione aveva condiviso chiedendo la sostanziale conferma della sentenza d’appello, conferma della sentenza che però non è poi arrivata. 

Fonte: Ansa