Monica Manna licenziata durante la malattia: “Scusate se mi è venuto il cancro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 dicembre 2017 12:38 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2017 12:39
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Monica Manna licenziata durante la malattia: “Scusate se mi è venuto il cancro”

TORINO – Licenziata durante la malattia. Monica Manna ha deciso di affidare ad un post su Facebook indirizzato al suo capo il suo sfogo. “Scusate se mi è venuto il cancro”, scrive la donna. Dopo 181 giorni di malattia, passati presso il reparto di oncologia dell’ospedale, la donna si è ritrovata con il benservito a lavoro.

Enrico Galletti sul sito Fanpage scrive che il post scritto dalla Manna ha ricevuto in pochi giorni migliaia di “mi piace” e di condivisioni. Un post in cui la donna, che ha affrontato una lunga battaglia contro il cancro, spiega come il suo ex datore di lavoro l’abbia accusata di essere diventata “cattiva” durante la malattia e l’ha licenziata:

“Caro ex datore di lavoro, i miei 181 giorni di malattia li ho fatti presso il reparto oncologia dell’ospedale. Mi scuso, se mi sono ammalata di cancro alla mammella e ho dovuto combattere gli effetti della terapia. Ho sgarrato di un giorno nel periodo di comporto, e vi ringrazio per avermi fatto la grazia per questo. Mi scuso ancora, se rientrando a settembre ho chiesto di essere tutelata visto che avevo appena finito la chemioterapia e la radioterapia da tre mesi, ma ahimè in tre mesi il miracolo di tornare come ero prima non c’è stato. Mi sono così presa un’infezione alle vie respiratorie e sono rimasta a casa per una settimana con antibiotico e cortisone. Scusate se in quel momento mi è passato di mente che con quei 5 giorni di malattia avrei superato il periodo di comporto. Tu, coordinatrice, hai deciso che al mio rientro mi sarei dovuta recare altrove perché è stato necessario risparmiare 0,50 minuti”.

Al suo rientro a lavoro Monica si è vista costretta ad accettare un trasferimento e ha chiesto di poter rimanere nella sede precedente, che era vicino casa tua:

“Dopo aver chiesto di rimanere dov’ero, a due minuti da casa, non hai voluto sentire ragioni. Mi sono così dovuta tutelare e mi hanno detto: ‘Tu sei malata oncologica e hai tutto il diritto di rimanere vicino casa’. Ma a te non è andato giù il mio grido di aiuto e, anzi, mi hai fatto andare a lavorare a 2 chilometri di distanza”.

Poi la lettera di licenziamento:

“Dopo tre giorni ho ricevuto la lettera di licenziamento per aver superato il periodo di comporto. Hai avuto anche il coraggio di dirmi che la malattia mi ha resa cattiva. Io ti garantisco che non sono diventata cattiva, mi hanno insegnato che a combattere per le cose giuste non si è mai dalla parte sbagliata”.