Montante respinge le accuse: “Quelle carte riservate in casa a mia insaputa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 maggio 2018 0:36 | Ultimo aggiornamento: 16 maggio 2018 0:36
antonello montante ansa

Montante respinge le accuse: “Quelle carte riservate in casa a mia insaputa”

ROMA – Risponde al gip nisseno Maria Carmela Giannazzo. Respinge le accuse, “non ho mai avuto vantaggi, né appalti, né finanziamenti, né agevolazioni. Io ho sposato le istituzioni”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play] Ricorda che lui era responsabile nazionale per la Legalità di Confindustria, che doveva tener lontane le infiltrazioni mafiose dalle imprese e che doveva per forza avere rapporti istituzionali con le forze di polizia.

Antonello Montante, ex presidente di Sicindustria, ai domiciliari da ieri come altre cinque persone per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, non sta zitto come invece è stato Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo e attuale responsabile della Security di Confindustria nazionale, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Per l’accusa Montante aveva un sistema di spionaggio per difendersi dagli avversari politici e dentro l’associazione industriali e per carpire notizie sull’inchiesta per concorso in associazione mafiosa che la procura aveva aperto nel 2014 su di lui. Ma l’ex uomo forte della politica economica siciliana, si scopre dalle carte dell’inchiesta, aveva anche una ‘talpa’ in commissione Antimafia che gli avrebbe riferito il contenuto dell’audizione, secretata, dell’imprenditore Marco Venturi, l’ex amico poi diventato il suo più grande accusatore.

E’ proprio Montante, in una intercettazione ambientale mentre lascia l’abitazione dell’ex governatore Rosario Crocetta assieme a Linda Vancheri, all’epoca assessore regionale alle Attività produttive e molto vicina all’imprenditore, a sostenere di sapere cosa abbia detto Venturi all’Antimafia. Un “governo parallelo torbido” definisce il sistema scoperto dalla procura nissena l’ex vicepresidente dell’Antimafia Claudio Fava, che aggiunge: “non credo fosse riferibile solo a Montante, ma chiama in causa i più alti livelli istituzionali, poteva disporre della complicità dei servizi segreti ed ho difficoltà a pensare Antonello Montante avesse libero accesso a informazioni secretate alla Commissione parlamentare antimafia attraverso un funzionario, le aveva certamente attraverso uno dei componenti, e questa è cosa gravissima per il livello di complicità istituzionali che comporta”.

L’ex presidente della Commissione Rosy Bindi parla di “scambio deformante tra mafia e antimafia, con un processo che finisce per appannare la credibilità di tutto il campo dell’antimafia, anche chi si comporta in modo onesto e disinteressato”. Il sistema Montante si basava anche sulla clientela del lavoro: il posto dava potere e legava chi chiedeva il favore (quasi sempre politici) indissolubilmente a chi lo faceva. Cioè allo stesso ex presidente di Sicindustria . “E’ stato accertato con sufficiente chiarezza – scrive la procura nissena nella richiesta dell’ordine di custodia – che Montante, oltre a promettere e a far ottenere occupazioni lavorative, si prodigasse per soddisfare aspettative di carriera o trasferimenti di sede”.

Lavoro uguale consenso e Montante, oltre a sistemare persone di sua fiducia per il governo regionale, puntava in alto e “esternava espressamente la volontà di collocare in futuro dei propri rappresentanti nel Parlamento nazionale”, scrive il gip. Secondo il giudice si tratta di “un progetto politico che non avrebbe nulla di illegittimo, se non fosse che, non soltanto è rivolto alla cura dell’interesse ‘particulare’ di pochi soggetti, ma soprattutto, per perseguirlo, ci si muove all’interno di un ‘sistema’ di corruttela diffusa, che connota perciò di illiceità penale le condotte poste in essere per realizzarlo”.

Il sistema comprendeva anche i buoni rapporti con i media e per mantenerli la ricetta di Montante era quella di dare soldi per la pubblicità così “non rompono i coglioni”. Antonello Montante, intanto, è stato sospeso dalla federazione dei Cavalieri del lavoro. L’onorificenza gli era stata attribuita nel 2008 perché si era “particolarmente impegnato nella lotta contro le organizzazioni mafiose, promuovendo l’impegno delle associazioni industriali siciliane contro il racket”.