Monteforte Irpino, bus nella scarpata sulla A16: chiesti 10 anni di carcere per Giovanni Castellucci e altri manager di Autostrade

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2018 15:11 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2018 15:30
Monteforte Irpino, bus nella scarpata sull'A16: chiesti 10 anni di carcere per Giovanni Castellucci e altri manager di Autostrade

Monteforte Irpino, bus nella scarpata sull’A16: chiesti 10 anni di carcere per Giovanni Castellucci e altri manager di Autostrade (foto Ansa)

AVELLINO – Dieci anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo: è questa la condanna richiesta dal Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, per Giovanni Castellucci, attuale amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Riccardo Mollo, direttore generale di Aspi, e altri undici dirigenti e dipendenti della società autostradale imputati nel processo per la strage del bus che il 28 luglio del 2013 precipitò in una scarpata dal viadotto Acqualonga sulla A16 Napoli-Canosa, uccidendo 40 persone a bordo. 

Secondo la procura di Avellino, gli esponenti di Autostrade sarebbero responsabili per la mancata manutenzione del viadotto, le cui barriere cedettero sotto l’impatto del bus, facendo precipitare il veicolo nella scarpata sottostante. Le perizie depositate durante il processo – la cui attendibilità è stata contestata dai legali della società – hanno evidenziato la scarsa manutenzione delle barriere e dei “tirafondi” (i bulloni che bloccano i “New Jersey” alla sede stradale) che se non fossero risultati usurati avrebbero “derubricato al rango di grave incidente stradale” quello che ha invece causato la morte di 40 persone.

Il cedimento delle barriere è stata una concausa dell’incidente, per la Procura: l’accusa ha puntato anzitutto l’indice, nella prima parte della requisitoria svoltasi il 5 ottobre, pure sulle cattive condizioni del bus, immatricolato nel 1985 e con ben 800mila chilometri percorsi, non sottoposto a regolare revisione. Da qui la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione per Gennaro Lametta, il titolare della “Mondo Travel” e proprietario del bus, che nell’incidente ha perso il fratello Ciro che era alla guida del mezzo; 9 anni per Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli e 6 anni per Vittorio Saulino, anch’egli dipendente della Motorizzazione.

Secondo la Procura, Lametta, accusato di concorso in omicidio, lesioni e disastro colposo, è responsabile non soltanto delle pessime condizioni del bus, immatricolato nel 1985 e con 800 mila chilometri percorsi, ma in primo luogo per non aver sottoposto l’automezzo a revisione: se questo fosse avvenuto, ha sostenuto la pubblica accusa, l’automezzo non avrebbe ottenuto l’autorizzazione a circolare. I due funzionari della Motorizzazione Civile sono invece accusati di non aver assolto alle loro funzioni di controllo che avrebbero impedito la circolazione del bus.