Monterotondo (Roma), Andrea Pulone come Salvini: “Ho sparato. Ma se uno si dà al crimine mette in pericolo la propria vita”

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 aprile 2019 8:45 | Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2019 9:06
Monterotondo (Roma), Andrea Pulone come Salvini: "Ho sparato. Ma se uno si dà al crimine mette in pericolo la propria vita"

Monterotondo (Roma), Andrea Pulone come Salvini: “Ho sparato. Ma se uno si dà al crimine mette in pericolo la propria vita” (foto Ansa)

MONTEROTONDO (ROMA) – “Nel momento in cui una persona purtroppo intraprende un percorso di vita dedito al crimine è quella stessa persona a mettere in pericolo la sua vita. Ora ho paura di possibili ritorsioni, e non sono neanche più armato”: a dirlo, con parole che richiamano molto quelle del vicepremier Matteo Salvini, è Andrea Pulone, il giovane di 29 anni di Monterotondo (Roma) che venerdì 26 aprile ha sparato a tre ladri che erano entrati nella casa in cui vive insieme ai genitori, ferendone uno,  che poi è stato portato dai complici all’ospedale Gemelli di Roma con ferite gravissime. 

In un intervento al programma L’Italia s’è desta di Radio Cusano Campus, Pulone ha dato la propria versione dei fatti di quella sera: “È stato un evento che uno non si aspetta di poter vivere, sembra qualcosa di lontano che accade solo ai telegiornali e nei fatti di cronaca. Come è accaduto a me poteva accadere al vicino o a mia madre mentre non c’ero. Questo è il fatto che mi ha scosso di più, l’imprevedibilità di un evento simile. I dettagli li stanno raccogliendo gli inquirenti. C’è stata questa intrusione in casa. Ho sentito dei rumori, sono andato a prendere la pistola in cassaforte. Dopo aver preso la pistola dalla cassaforte sono andato verso la stanza dalla quale provenivano i rumori. Ho sentito una resistenza quando ho provato a spingere questa porta. Ho spinto con forza e mi sono trovato di fronte tre persone. Uno reggeva la porta per non farmi entrare e poi ce ne erano altri due.  Me li sono trovati davanti con una spranga di ferro”.

La reazione è stata immediata: “Ho sparato e loro si sono dati alla fuga. Quando li ho visti il mio primo pensiero è stato per la mia ragazza che si trovava al piano di sopra. Per me è stato un bello spavento. Il vantaggio di avere una pistola con me è stato quello di ottenere un effetto dissuasivo. Magari, in un corpo a corpo con tre malviventi poteva finire peggio. Con una pistola mi sono potuto difendere senza neanche arrecare tutti questi danni. Io ho cercato di sparare senza ferirli. A quanto mi hanno detto poi uno sarebbe stato colpito. Quanti colpi ho esploso? Non lo sapevo effettivamente. La cosa che mi ha colpito è che il rumore dei colpi, sotto effetto dell’adrenalina, sembrava rumore di miccette. Sono un tiratore sportivo, maneggio armi. Loro sono immediatamente scappati ma non ho visto l’auto con la quale scappavano. Quando se ne sono andati ho capito di aver sventato un rischio enorme. I miei genitori erano in Portogallo, pensavano di poter agire in modo indisturbato”.

Alla domanda se lo rifarebbe, Pulone risponde: “Nel momento in cui una persona purtroppo intraprende un percorso di vita dedito al crimine è quella stessa persona a mettere in pericolo la sua vita. Se non fosse entrato nella proprietà tutto questo non sarebbe successo. Sono le stesse parole di Salvini? Magari lui lo dice in maniera più colorita però in fin dei conti il discorso è quello. Ora ho paura. Ho avuta ritirata la mia pistola. Mi dedico al tiro sportivo ed è un hobby ma ora mi sento poco tutelato. Percepisco una sensazione di insicurezza perché sono stato coinvolto in una storia del genere. Ho paura di possibili ritorsioni ed ora non sono neanche più armato”. (Fonte: Radio Cusano Campus)