Monza. I pm: non è reato legare mani e piedi immigrato ubriaco che da di matto

Pubblicato il 9 Giugno 2014 12:28 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2014 12:28
Monza. I pm: non è reato legare mani e piedi immigrato ubriaco che da di matto

La foto su Repubblica dell’immigrato legato mani e piedi

MONZA — Nessun reato è stato commesso dai poliziotti che hanno legato mani e piedi a terra un immigrato ubriaco (e condannato a 8 mesi il giorno dopo) nella sede del commissariato di Ps di Monza. La foto dell’immigrato sdraiato a terra, legato a mani e caviglie, in un corridoio del commissariato di polizia di Monza, riproduce fatti “non costituenti reato”, secondo i pm della Procura della Repubblica di Monza, che erano stati attivati dal questore di Milano Luigi Savina, da cui dipende l’ufficio monzese.
Nel dare notizia che la vicenda sembra destinata all’archiviazione, perché non sono state ravvisate violenze, Federico Berni, del Corriere della Sera, riferisce che l’immagine è stata scattata da un altro agente di polizia presente la sera del 28 maggio scorso, quando era stato arrestato il 28enne nordafricano immortalato nella foto.
La foto, pubblicata da Repubblica, riferisce ancora Federico Berli,

“ha provocato reazioni anche a Roma, dove i senatori Luigi Manconi (Pd) e Peppe De Cristofaro (Sel), hanno dichiarato che presenteranno lunedì un’interrogazione parlamentare sul «gravissimo comportamento attuato dagli agenti di polizia all’interno del commissariato di Monza»”.
Manconi e De Cristofaro chiedono «una riflessione da parte del governo su come vengono addestrate le forze di polizia», parlando di un «deficit di preparazione sempre più frequente».

Il Siap, sindacato di polizia, in una nota del suo segretario Giuseppe Tiani, ha parlato di

«obbligo giuridico e morale di intervenire», mentre «fare solo la foto e poi divulgarla», è definito «iniziativa strumentale, quasi una sorta di ripicca».

Ricorda Federico Berni che il commissariato di Monza fu

“già al centro delle polemiche nel 2007, con la vicenda dell’uomo, un altro immigrato, legato al palo. In quel caso, un processo c’era stato, ma si era risolto nel dicembre 2012, con l’assoluzione (con formula piena), di 4 agenti”.

Nel caso recente, protagonista è

“un immigrato regolare, ma con problemi di alcolismo. Quella sera stava bevendo, da solo, su una panchina di un giardino pubblico. Avvicinato da due cingalesi che gli avevano chiesto da bere, aveva ingaggiato con questi una rissa, ferendo al volto uno dei due. Gli agenti gli avevano sequestrato le scarpe, perché intrise del sangue dell’uomo, e gli avevano fornito un paio di ciabatte. Gli stessi poliziotti, aggrediti a loro volta, avevano dovuto faticare non poco per ammanettarlo.
Processato l’indomani, aveva patteggiato 8 mesi, pena sospesa, poiché incensurato. In aula, aveva chiesto scusa”.

A riscaldare il clima, ricorda ancora Federico Berni, ci sono state

“anche le notizie da Napoli, dove il rappresentante della locale comunità senegalese ha denunciato violenze da parte di militari della Guardia di Finanza durante uno sgombero”.

Anche in questo caso, il tema si capovolge: non sono più i comportamenti antisociali e anche criminali a essere biasimati, ma lo sforzo di reprimerli.