Monza: primo centro di riabilitazione per animali da laboratorio

Pubblicato il 18 Aprile 2011 18:17 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2011 18:59

ROMA – Hanno le zampe con la dermatite, o piegate per il troppo poco spazio in cui sono cresciute, o soffrono di problemi psicologici. E' quello che succede agli animali da laboratorio una volta che non sono piu' 'oggetto di studio'. Di loro si occupa la ''Collina dei conigli'', il primo centro italiano di riabilitazione per questi animali, aperto nel parco di Monza. A visitare la struttura, inaugurata lo scorso gennaio, e' stata oggi il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. ''In realta' – spiega Anna Giovacchini, referente Tutela animali del comune di Monza – l'associazione svolge la sua attivita' dal 2003, ma e' solo da quest'anno che ha una base fissa grazie al centro''. Una volta che gli animali sono rilasciati dal laboratorio non possono essere dati in adozione subito, ma devono superare un percorso di riabilitazione di 1-3 mesi. Prima c'e' la visita veterinaria, dopo di ''gli animali, generalmente conigli, cavie, criceti, ratti, porcellini d'India – continua Giovacchini – vengono messi prima in gabbie di degenza, molto piu' spaziose di quelle da laboratorio. Cosi' gradualmente imparano ad alzarsi in piedi, e ad usare la muscolatura. Vengono messi una vicino all'altra, in modo da vedere i loro simili''. Questi animali non hanno acquisito i segnali per comunicare con i propri simili e sono abituati a vedere gli uomini solo in laboratorio. Gia' in questa fase li si fa uscire a turno, per vedere con chi socializzano. L'obiettivo infatti e' di farli adottare in coppia. Dopo di che gli animali vengono messi in altre gabbie piu' grandi e infine in una stanza. ''In Italia – aggiunge la veterinaria Claudia Pescarolo – vengono utilizzati ogni anno a fini sperimentali circa 900mila animali, tra topi (550mila), ratti (250mila), cani, criceti, maiali, conigli (10mila) e porcellini d'India (10mila). RICSono tutti animali adatti alla vita domestica, ma che non possono essere liberati in natura, perche' frutto di selezioni genetiche che li rendono incapaci a sopravvivere allo stato selvatico''. .