Morte di Stefano Cucchi, sindacato degli agenti protesta: “E’ arrivato già pestato”

Pubblicato il 30 Ottobre 2009 11:49 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2009 13:05

cucchiChiarezza, ed in fretta, sul caso di Stefano Cucchi, il detenuto morto in ospedale dopo l’arresto e sulle cui cause la famiglia chiede un approfondimento. La chiede Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria, secondo il quale, “stando a fonti attendibili, Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi”.

Il sindacato protesta anche con Michele Santoro per come è stato trattato il caso ad Annozero. “Quale rappresentanti di un’istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il ‘caso’ – prosegue Beneduci – siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi. Le ombre ci uccidono, uccidono l’intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l’unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onestà”.

“Siamo arrabbiati, o per meglio dire ‘incazzati’, poi – prosegue Beneduci – per quel tentativo perpetrato ad Annozero di accomunare il caso Marrazzo, che ha visto coinvolti quattro appartenenti dell’Arma dei Carabinieri, al caso del povero Cucchi, quale prova della deriva autoritaria che si sta instaurando in questo nostro Paese; e proprio da quei tutori dell’ordine pubblico che dovrebbero invece preservarlo il Paese. Come ha fatto l’Arma in quel caso, anche la Polizia Penitenziaria sarà pronta a mettere al bando chi si fosse macchiato eventualmente di crimini così pesanti ed infamanti, per una categoria che come tutte le altre si ritrova in trincea ogni santo giorno. In caso contrario saremo pronti a far cadere noi le teste che dovranno necessariamente rispondere del grave delitto”.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa interviene nel dibattito, spiegando di non avere “strumenti” per dire come sono andate le cose, ma dicendosi “certo” di una cosa: “Il comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione”.