Morte di Giuseppe Uva, l’amico rivela: “Fu una vendetta di un carabiniere”

Pubblicato il 22 Marzo 2010 10:42 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2010 10:53

Giuseppe Uva

Nuovi sviluppi sul caso della morte di Giuseppe Uva, il ragazzo morto a Varese poche ore dopo essere arrestato dai carabinieri. Alberto Biggiogero, il ragazzo arrestato con lui quella sera del 2008 punta il dito contro l’Arma e rivela che Uva “aveva una relazione con la moglie di un carabiniere”. Il pestaggio subito in caserma, quindi, sarebbe stato una “vendetta”.

L’amico della vittima ricorda: «Me l’aveva detto un po’ di tempo prima di morire. Non so chi fosse questa donna né chi fosse il marito, ma Beppe mi aveva detto “un carabiniere mi ha promesso che mi farà cantare l’Ave Maria, come a dire che me la farà pagare”».

Quella sera del 2008, ricorda  Biggiogero, «un carabiniere si è avvicinato a noi con sguardo stravoltourlando “Uva, proprio te cercavo, questa notte te la faccio pagare!”».

A chiedere di riaprire le indagini, oltre ai legali di Uva, è anche Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia e presidente di «A buon diritto».  Per Manconi, quello di Uva ha tutti gli estremi per essere un altro caso Cucchi ma, a poco meno di due anni dalla sua morte, non c’è ancora un rinvio a giudizio.

Tutto inizia il 14 agosto 2008 attorno alle 3 del mattino: Uva, insieme ad un amico è ubriaco e sta spostando delle transenne a Varese. I carabinieri li prendono e li portano in caserma. Un paio d’ore più tardi al 118 arriva una chiamata inquietante. A telefonare, dalla caserma, è l’amico di Uva che chiede un’ambulanza perchè “stanno massacrando un ragazzo”.

L’ambulanza, però, non arriva perchè l’operatore del 118 richiama i carabinieri e chiede conferma. La risposta? “Sono solo due ubriachi che disturbano, ora gli togliamo i telefoni”. Due ora più tardi, però, Uva all’ospedale ci arriva davvero, in trattamento sanitario obbligatorio. Il ragazzo è conciato male, e due medici, gli unici indagati, gli somministrano dei farmaci incompatibili con l’alcol assunto. Uva muore. Ma sono stati i farmaci o il pestaggio? Di certo, senza il pestaggio il ragazzo non avrebbe avuto bisogno delle medicine.

Dice Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia che «i due medici indagati non hanno assistito a quello che sarebbe accaduto in caserma prima del ricovero, cioè a un pestaggio comprovato dalle fratture alla colonna vertebrale, dalle ecchimosi sul volto e dalle lesioni allo scroto riscontrate sul corpo di Giuseppe».

È proprio per questo motivo che l’avvocato punta a riaprire il caso: «Stiamo lavorando su elementi che erano già emersi e che meriterebbero un’indagine più approfondita, come gli slip sporchi di sangue che sono spariti durante la notte e i vestiti macchiati di sostanza ematica». Altro aspetto da chiarire è la telefonata dell’amico, Alberto Biggiogero: «Se anche si fosse trattato, come hanno raccontato, di un gesto autolesionista  i carabinieri hanno impedito ai soccorsi di intervenire bloccando la telefonata».