Morte alla raffineria Saras: un sopravvissuto racconta. I sindacati proclamano uno sciopero, i Moratti sul luogo dell’incidente

Pubblicato il 26 maggio 2009 20:10 | Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2009 20:10

Tragico incidente nella raffineria Saras in Sardegna di proprietà della famiglia Moratti. Tre operai di una ditta esterna sono morti intossicati in un megaserbatoio per delle esalazioni di gas.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avuto un colloquio telefonico con il prefetto di Cagliari. Il Capo dello Stato ha pregato il prefetto di comunicare ai familiari delle vittime la sua personale partecipazione e commozione per la tragedia, dei cui particolari si è informato.

In un comunicato, Gian Marco e Massimo Moratti, presidente ed amministratore delegato della società, fanno sapere in una nota che stanno «raggiungendo la raffineria per stare vicino alle famiglie dei tre lavoratori e alle maestranze della società».

Intanto, Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per mercoledì uno sciopero di otto ore nello stabilimento Saras di Sarroch. Alle 6 i lavoratori dell’area industriale, circa 3.000 persone aderenti alle tre sigle sindacali, si asterranno dalle attività. Come preannunciato da Nicola Marongiu segretario della Camera del lavoro di Cagliari, lo sciopero riguarderà tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili.

«Non sappiamo se l’accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato», spiega Marongiu. «Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio».

È stato Pierluigi Solinas il primo ad entrare nel megaserbatoio. «Appena entrato si è sentito male ed è cascato all’interno», ha riferito il collega Mario Salonis, l’operaio ricoverato in ospedale per aver tentato di aiutare i colleghi. Le altre due vittime, secondo quanto riferito da Salonis, sono morte nel tentativo di soccorrersi a vicenda. Bruno Muntoni, rendendosi conto che Solinas era in difficoltà, l’ha raggiunto dentro il serbatoio e a sua volta si è sentito male ed è morto subito.

Il terzo operaio, Daniele Melis, ha indossato una maschera antigas – sempre secondo quanto riferito da Salonis – prima di raggiungere i colleghi ma, per cause da accertare, una volta all’interno è morto anche lui, nonostante questa precauzione.

Gli operai erano impegnati in un’operazione di routine che si effettua più volte l’anno.