Morti in corsia a Lugo, a processo anche ex primario e la caposala

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2018 20:33 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2018 20:33
Morti in corsia a Lugo, a processo anche ex primario e la caposala

Morti in corsia a Lugo, a processo anche ex primario e la caposala

RAVENNA – Ci sarà un nuovo processo sulle morti sospette all’ospedale di Lugo, in provincia di Ravenna. A giudizio l’ex primario Giuseppe Re e la caposala Cinzia Castellani. Secondo la Procura di Ravenna, i due pur di fronte ai numerosi segnali di allarme, non avrebbero adottato tutte le misure in loro potere per scongiurare il decesso di Rosa Calderoni, 78 anni, morta secondo l’accusa per un’iniezione letale di potassio fatta a dall’ex infermiera Ausl Daniela Poggiali. L’ex primario del reparto di Medicina e l’allora caposala, oggi entrambi in pensione, dovranno rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale.

Nel suo dispositivo, il Gup Antonella Guidomei ha fatto presente tra le altre cose che le difese si sono concentrate sulla mancanza del dolo, aspetto il cui vaglio spetterà all’istruttoria. Il processo avrà inizio il 27 febbraio 2019 davanti alla Corte d’Assise di Ravenna. L’infermiera Poggiali, condannata in primo grado e assolta in secondo, è intanto in attesa di un nuovo appello dopo la Cassazione.

Davanti alla Corte di assise, l’Ausl Romagna sarà presente sia come parte civile che come responsabile civile, come tale citata dai figli (anch’essi parti civili) della donna morta la mattina del’8 aprile 2014 a poche ore dal ricovero. Daniela Poggiali era stata condannata in primo grado nel marzo 2016 all’ergastolo sulla base delle indagini dei carabinieri coordinate dai Pm Alessandro Mancini e Angela Scorza, gli stessi del fascicolo di primario e caposala.

In appello nel luglio 2017 l’ex infermiera Ausl era stata assolta e scarcerata: ma a luglio scorso la Cassazione ha bocciato l’assoluzione rinviando il vaglio della questione sulle cause del decesso della paziente (se per avvelenamento o naturali) a un appello bis. Si è in attesa delle motivazioni della Suprema Corte, per arrivare alla fissazione della data del processo.

Durante la sua requisitoria nel caso di primario e caposala, difesi dagli avvocati Guido Magnisi e Roberto D’Errico, il pm Scorza ha più volte precisato che ci si trova a che fare con un dolo eventuale legato alla posizione di garanzia rivestita dai due imputati: dovevano essere cioè garanti della percezione del pericolo in quel reparto. I campanelli d’allarme, secondo l’accusa, non erano certo mancati, tra morti ritenute sospette, preoccupazioni manifestate da altre infermiere e numerosi furti messi a segno in corsia tanto che per la Poggiali di recente la Cassazione ha confermato due condanne per altrettanti fascicoli aperti per ammanchi in ospedale.

“Si tratta di un provvedimento che ha carattere assolutamente straordinario”, ha commentato l’avvocato Magnisi, parlando del rinvio a giudizio. “Ha una lunga motivazione dove il giudice rappresenta i suoi dubbi sull’elemento soggettivo. Per la prima volta nella mia esperienza professionale, c’è un rinvio a giudizio con un’articolata e lunga ordinanza, dove il gup esprime i suoi dubbi tra dolo e colpa e ritiene di rimettere al giudice del merito la decisione. Sono molto sorpreso. Da un lato apprezzo questa sincerità, però ritengo che se non c’erano elementi per il dolo, bisognava rinviare a giudizio per la colpa. Invece il giudice ha ritenuto di non avere gli elementi per sciogliere il dubbio”.