Morto Alberto Musy: il consigliere Udc era in coma da 19 mesi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2013 9:01 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2013 10:18
Morto Alberto Musy: il consigliere Udc era in coma da 19 mesi

Morto Alberto Musy: il consigliere Udc era in coma da 19 mesi

TORINO, 23 OTT – È morto Alberto Musy, consigliere comunale dell’Udc a Torino.

Musy era in coma irreversibile dal 21 marzo 2012, quando era stato vittima di un agguato a colpi di pistola, sparati da un uomo con un casco nel cortile della sua casa nel centro di Torino, in via Barbaroux 35.

Musy è morto intorno alle 23 di ieri, 22 ottobre. Da mesi si trovava in una clinica di lungodegenza a Santena (Torino).

Lascia la moglie, Angelica Corporandi d’Auvare e le quattro figlie di 13, 11, 9 e 3 anni. Per quell’agguato è in carcere dallo scorso 29 gennaio Francesco Furchì, calabrese cinquantenne che secondo le indagine della squadra mobile e della procura di Torino agì animato da rancori personali.

Musy, aveva 45 anni, era avvocato d’affari e docente universitario, quattro figlie. Era capogruppo del Terzo Polo in consiglio comunale, dopo esserne stato il candidato sindaco alle comunali del 2011.

Il Corriere.it aveva fatto un suo ritratto, nei giorni successivi all’agguato:

“Orgoglioso di poter dire «Mi guadagno da vivere del mio», si dichiarava «espressione della società civile». «Liberale», come collocazione politica, «cattolico», per convinzione personale. E «fiero di tifare Toro».

LA CARRIERA – Socio dello studio Musy Bianco e Associati è docente di diritto comparato all’Università del Piemonte orientale. Ha insegnato alla Bocconi di Milano, all’Académie de Nantes, alla Benjamin N. Cardozo School of Law di New York e in molte altre università del mondo. Laureato a Torino e poi a Berkley nel 1995, ha condotto ricerche e studi in tema di circolazione del modello giuridico anglo-americano in Italia, si è occupato di trust e di efficienza della giustizia civile. Ha collaborato con diverse associazioni internazionali che si occupano di diritto. Ha lavorato diversi anni a Milano come avvocato d’affari”.

Un lungo silenzio: è stata questa la reazione di Francesco Furchì quando gli è stata data la notizia della morte di Musy. Furchì è stato descritto da chi ha avuto occasione di parlargli come “sconcertato”. Ai suoi interlocutori si è limitato a dire, dopo un lungo silenzio, le parole “e ora?”.

Proprio oggi Furchì dovrebbe essere in aula per rendere deposizioni spontanee al processo. Ieri era apparsa su Oggi una lettera scritta da Furchì, nella quale l’imputato ha annunciato di voler rendere dichiarazioni spontanee.

Al settimanale ha scritto che chiede una “perizia super partes” perché nel corso delle udienze sono emerse “eclatanti discordanze” fra i pareri degli esperti che, per conto di accusa e difesa, hanno cercato di stabilire se lui sia davvero “l’uomo con il casco” filmato dalle telecamere sparse per il centro cittadino mentre, a piedi, si aggira nella zona in cui fu teso l’agguato a Musy.