Valentina Aguzzi uccise il compagno con una katana per “eccesso di rabbia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 dicembre 2017 6:30 | Ultimo aggiornamento: 1 dicembre 2017 20:56
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Valentina Aguzzi uccise il compagno con una katana per “eccesso di rabbia”

MILANO – Ha ucciso il suo compagno lanciandogli una katana nella gamba e colpendo l’arteria femorale. Un gesto dettato da un eccesso di rabbia e una reazione sproporzionata. Per questo motivo Valentina Aguzzi, 44 anni, è stata condannata per l’omicidio del compagno Mauro Sorboli a 12 anni di carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale e non volontario. Una decisione, quella dei giudici, dettata proprio in virtù delle condizioni critiche della donna, che non voleva la morte del compagno.

Queste le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Milano che lo scorso 11 ottobre ha condannato l’Aguzzi a 12 anni di carcere. Secondo i giudici, che hanno riqualificato il reato da omicidio volontario a preterintenzionale, la morte dell’uomo “era astrattamente prevedibile in funzione dell’arma utilizzata” e rappresenta una “conseguenza non voluta” anche perché la donna “ha ferito” il suo convivente “solo una volta” vicino al ginocchio, ossia “in una zona del corpo che nella percezione della gente comune non appare immediatamente come potenzialmente letale”.

Per la Corte inoltre, la riprova che non volesse uccidere il compagno è stata la chiamata tempestiva dei soccorsi dopo essersi resa conto che l’uomo perdeva molto sangue. E poi, “accortasi della gravità del suo gesto da un lato si è prodigata a fasciare la gamba” del compagno “con degli asciugamani onde tentare di fermare l’emorragia, e l’ha implorato di resistere fino all’arrivo” dell’ambulanza.

La Aguzzi soffre di un “disturbo della personalità” e ha “ferito la vittima in un eccesso di rabbia” e agì “in modo concitato anche se non puramente istintivo”. Infatti, l’aver afferrato la katana e non un altro degli oggetti che aveva sottomano in casa, significa che l’imputata, a parere della Corte, aveva intenzione di scuotere il compagno “dalla sua apatia” e cercare di mettere un freno alla “sua scortesia”. Intento, questo, “comprovato dal fatto che immediatamente prima di colpirlo” la donna “avesse ‘minacciato’ di buttarsi dalla finestra”.

Come è emerso dalle indagini del pm Sara Arduini, dopo l’ennesimo litigio, la 44enne ha prima afferrato la spada giapponese che si trovava sopra un mobile nel loro appartamento minacciando di uccidersi e poi l’ha scagliata contro il fidanzato, disteso sul letto. La lama si è però conficcata nella gamba dell’uomo fino a 18 centimetri di profondità, provocandogli una emorragia che in meno di 15 minuti gli è stata fatale.

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