Morto Giacomo Biffi, fu arcivescovo di Bologna fino al 2003

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 luglio 2015 10:59 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2015 10:59
Morto Giacomo Biffi, fu arcivescovo di Bologna fino al 2003

Morto Giacomo Biffi, fu arcivescovo di Bologna fino al 2003

BOLOGNA – E’ morto nella notte tra venerdì e sabato a Bologna il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003. Biffi aveva 87 anni è da tempo era ricoverato in una clinica bolognese dove, attorno alle tre, è morto.

Giacomo Biffi fu vescovo, teologo pungente e ironico, uomo di Chiesa che preferiva posizioni nette, “la certezza della fede” a sfumature e compromessi. La sua storia è quella di un passaggio: dalla scuola di Sant’Ambrogio alla cattedra di San Petronio. Biffi prese le pure radici milanesi e per obbedienza a Wojtyla le trapiantò in quella Bologna forse “sazia e disperata” ma che finì per sentire come sua.

Ma lui direbbe con orgoglio che la sua è anche la vicenda di un “italiano cardinale”. Premettendo la parola “italiano”, perche’ “l’identità nazionale ha preceduto di molti anni l’ingresso nel Sacro  Collegio”, spiega nelle imponenti memorie.  La porpora gli fu conferita da Giovanni Paolo II il 25 maggio 1985, poco meno di un anno dopo l’ingresso nell’arcidiocesi  emiliana. Era nato a Milano 57 anni prima, il 13 giugno 1928 e cresciuto in via Paolo Fusi, in una famiglia popolare. Nel  1942, durante la guerra, entrò nel seminario di Venegono. Fu ordinato prete a ridosso del Natale 1950, dal cardinal  Ildefonso Schuster.

Diceva di essere del “partito della Chiesa” e a Bologna trovò le amministrazioni di sinistra. Di posizioni non certo progressiste, ricorda di aver sempre mantenuto rapporti cordiali, pur non lesinando critiche salaci.  Tra le ultime funzioni presiedute, i funerali di Marco Biagi. Poi, congedatosi a inizio 2003, fece in tempo a partecipare al conclave che elesse Ratzinger nel 2005. Per i restanti anni, vissuti a villa  San Giacomo, alla Ponticella, ha scelto il silenzio. Un mese fa, informato della sua malattia, gli inviò un augurio papa Francesco, assicurandogli “la mia preghiera perché Ella possa fiduciosamente aderire alla volontà del Signore e offrire i suoi patimenti per il bene della Chiesa”.