Mozzarella di Gioia del Colle: anche quella pugliese può dirsi Dop. Alla faccia di americani, tedeschi e… campani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2020 13:45 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2020 13:45
Mozzarella di Gioia del Colle

Mozzarella di Gioia del Colle è Dop (Ansa)

La Mozzarella di Gioia del Colle (Bari) ha ottenuto il marchio Dop. Il regolamento di esecuzione che iscrive il prodotto nel registro Ue degli alimenti di qualità è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

La domanda era stata presentata nell’ottobre 2019, ma la pratica ha subito un rallentamento a causa dell’obiezione della Germania e dell’Organizzazione degli esportatori americani di formaggi (Usdec) sul termine “Mozzarella”.

Ma prima, dobbiamo ricordare l’ostilità dei produttori campani che non gradivano l’equiparazione, sebbene parziale, della mozzarella pugliese a quella campana prodotta con latte di bufala.

Mozzarella di Gioia del Colle è Dop

Per gli “stranieri” la nuova Dop era da considerarsi generica e quindi non protetta. Il regolamento prevede la protezione della denominazione nella sua interezza. Mentre non è richiesta per il termine “Mozzarella” in quanto tale.

Con la pubblicazione di oggi, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea salgono a 311 le denominazioni di origine e indicazioni geografiche made in Italy.

Eccellenza del patrimonio gastronomico e culturale pugliese ed italiano, sono numerose le evidenze che comprovano la presenza storica della Mozzarella di Gioia del Colle.

Le “prove” del legame col territorio e della presenza storica

Tra cui un documentario dell’Istituto Luce a Gioia del Colle il 28 agosto 1950. E’ espressione del territorio forte della produzione del latte e della sua trasformazione secondo l’antica tradizione locale della pasta filata.

Le caratteristiche del latte sono legate alla qualità della flora pabulare (dei pascoli) tipica del territorio delle Murge. E che è alla base dell’alimentazione della popolazione bovina che con la produzione del proprio latte conferisce caratteristiche uniche al prodotto trasformato.

Quanto alla tecnica di trasformazione, è quella tradizionale, storica. Con l’utilizzo solo di latte fresco e l’aggiunta di innesto autoctono. A livello storico-culturale, esiste un legame profondo tra il prodotto e la tipologia degli allevamenti, aziende zootecniche di piccole e medie dimensioni.

Aziende a conduzione prevalentemente familiare e strutturate secondo usi locali, che prevedono lunghi periodi di pascolamento. (fonte Ansa)