Mozzate, la compagna del killer: “Ho attirato la vittima con un sms”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Aprile 2014 14:36 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2014 14:37
La stazione di Mozzate

La stazione di Mozzate

COMO – Ad incastrare Monica Sanchi, la cameriera di 36 anni di Riccione, mamma di tre figli, fermata martedì sera per concorso nell’omicidio di Lidia Nusdorfi, assassinata alla stazione di Mozzate, sono stati gli sms che per conto del suo fidanzato, reo confesso dell’omicidio di Lidia, aveva mandato alla vittima.

Monica Sanchi è crollata in lacrime dopo sette ore di interrogatorio. L’avevano convocata a Palazzo di giustizia i carabinieri di Como e Cantù e il pm Simone Pizzotti a chiarire il suo racconto, una versione che sulla base degli accertamenti dei militari mostrava incoerenze sempre più evidenti.

Alla fine, davanti al suo legale, la donna ha ammesso non solo di avere accompagnato a Mozzate il primo marzo scorso il fidanzato Dritan Demiraj, l’omicida, ma di avere attirato la Nusdorfi nella trappola mortale. E’ stata lei, usando il telefonino di Silvio Mannina, il fidanzato della vittima ucciso la sera prima a Sant’Arcangelo di Romagna, ad inviare gli sms alla Nusdorfi fissandole un appuntamento.

Prima a Malpensa, poi alla stazione di Mozzate. La Sanchi era necessaria perché Demiraj, albanese in Italia da pochi anni, non è in grado di scrivere correttamente in italiano e Lidia avrebbe capito che non era Silvio a inviarle i messaggini. In realtà Lidia si era insospettita del fatto che il fidanzato inviava sms continui ma non telefonava. “Perché non ci sentiamo?” aveva chiesto, ma la Sanchi aveva risposto “Non posso perché il microfono del telefono è rotto”.