Mps. Mussari, Vigni e Baldassarri a giudizio immediato: prima udienza 26/9

Pubblicato il 11 Giugno 2013 19:17 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2013 23:01
Mps. Baldassarri, Mussari e Vigni a giudizio immediato

Mps. Baldassarri, Mussari e Vigni a giudizio immediato (Foto LaPresse)

ROMA – Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri del Monte dei Paschi di Siena andranno a giudizio immediato. Questa la decisione del gip della Procura di Siena, Ugo Bellini, arrivata l’11 giugno. Mussari, ex presidente Mps, Vigni, ex direttore generale, e Baldassarri, ex direttore generale dell’area finanza, sono accusati di ostacolo alle funzioni di vigilanza. La Banca d’Italia sarà parte offesa nel processo.

La vicenda si riferisce al presunto occultamento del contratto stipulato da Mps con la banca di finanza Nomura del  derivato ‘Alexandria’, che secondo gli inquirenti ha creato un ‘buco’ nella banca senese da centinaia di milioni di euro.

UDIENZA 26 SETTEMBRE – Il gip Bellini ha fissato l’udienza per il 26 settembre 2013. Il decreto, secondo quanto si apprende, è stato già notificato a tutti i difensori. Resta aperta l’inchiesta principale, quella sull’acquisizione di Antonveneta, e il filone che riguarda la così detta ‘banda del 5%’.

“MANDATE AGREEMENT NASCOSTI” – Con il decreto con cui ha deciso il rito immediato per  Mussari, Vigni e Baldassarri, spiega una fonte giudiziaria, il gip di Siena sembra aver accolto l’ipotesi dell’accusa che contesta agli ex vertici del Monte di aver ”nascosto” nella cassaforte dell’ex dg il ‘mandate agreement’ che fissava i termini della ristrutturazione del derivato Alexandria con la banca giapponese Nomura. La stessa fonte ricorda che Baldassarri è in carcere ormai dal 14 febbraio scorso, i termini della custodia cautelare scadono il 14 agosto: con lo stralcio il gip “ha riconosciuto l’evidenza della prova”.

Secondo le accuse i vertici di Mps indagati hanno ostacolato le funzioni dell’autorità di vigilanza occultando ”con mezzi fraudolenti consistiti nel celare per circa tre anni nella cassaforte del dg Vigni il contratto di Mandate Agreement stipulato in data 31/7/2009 tra Nomura e Mps”.  Attraverso quel contratto ”si realizzava un collegamento finanziario e giuridico – spiega ancora il giudice – tra le operazioni realizzate da Mps nel 2009 con controparte Nomura”.

Tra queste operazioni di investimento quelle in ”Btp (con Asset Swap, Repo, e Repo Facilities) a scadenza triennale per l’importo di 3,05 miliardi di Euro”, e la ristrutturazione ”del veicolo Alexandria’‘, tutte realizzate con Nomura, ”cosi consapevolmente ostacolando le funzioni di vigilanza di Banca d’Italia”. E il giudice, nel decreto, ricorda che c’e’ anche ”l’aggravante speciale” visto che ”Mps è società avente titoli quotati in borsa”.

BANCA D’ITALIA PARTE OFFESA – Nel procedimento per il quale il gip di Siena ha disposto il giudizio immediato per i vecchi vertici di Mps, la Banca d’Italia ”in persona del Governatore pro tempore” è ”parte offesa”. Lo scrive il giudice nel decreto di citazione a giudizio immediato per i tre imputati.

DODICI TESTIMONIANZE – ”L’evidenza delle prove” è data dalle testimonianze di 12 persone (alcune indagati in procedimento connesso altri ascoltati come persone informate dei fatti), dal decreto di fermo a carico di Baldassarri, dall’attività ispettiva della Banca d’Italia, da una nota tecnica di Via Nazionale e da quelle della Consob. I testimoni sono iscritti nel decreto firmato dal pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso presentato al gip. A queste prove vanno aggiunti gli interrogatori dei tre imputati e l’attività della polizia giudiziaria.