Cronaca Italia

Mucca pazza, dubbi sulla donna morta a Trapani 8 mesi fa

L’impossibilità di eseguire l’autopsia entro 48 ore dal decesso – come stabilisce il protocollo del ministero della Salute – non ha permesso di appurare con certezza le cause della morte di una donna di 57 anni di Trapani, Nuccia Caito Daidone, deceduta nell’ospedale ”Sant’Antonio Abate” di Trapani con la diagnosi di sospetta variante della malattia di Creutzfelft-Jakob.

La morte risale a 8 mesi fa, ma la notizia è trapelata solo oggi. L’esame autoptico venne eseguito soltanto dopo sei giorni, a Reggio Calabria, perché in Sicilia non era disponibile alcuna struttura che lo eseguisse, come prevede il protocollo ministeriale e come conferma la direzione sanitaria del Sant’Antonio Abate di Trapani.

La donna aveva accusato un malore nell’estate dello scorso anno ed era svenuta. Da tempo soffriva di mal di testa, malessere attribuito dai medici a problemi cervicali. Dopo l’episodio dello svenimento è stata ricoverata in una clinica privata di Marsala, dove non le è stata riscontrata alcuna malattia.

Dopo un secondo svenimento, a ottobre, è stata ricoverata nel reparto di psichiatria del Sant’Antonio Abate di Trapani, dove la prima diagnosi fu di depressione. Il marito, qualche tempo dopo, consultò un neurologo dell’università di Verona, che la visitò nell’ospedale di Trapani, sospettando che la donna avesse la variante del morbo di Creutzfelft-Jakob.

Il primo sospetto si ebbe dieci giorni prima del decesso. Il prelievo di sostanze cerebro-spinali confermò con buona probabilità la malattia, a causa della presenza della proteina Tau in quantità quattro volte superiore alla norma e la contestuale presenza di un’altra proteina, la 14.3-3. Ma dieci giorni dopo avvenne il decesso. Il corpo della donna rimase per cinque giorni nell’obitorio dell’ospedale, in attesa di trovare una struttura sanitaria idonea per eseguire questo tipo di autopsia, che fu fatta a Reggio Calabria.

L’esito dell’autopsia – che sarebbe stata effettuata non rispettando il protocollo ministeriale, che prevede dei tempi rigidi di 48 ore – fu negativo, ma gli esami del liquor, eseguiti una decina di giorni prima del decesso, erano invece positivi.

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