Arte

Musei, la metà dei visitatori non paga il biglietto

I musei statali italiani vivono una strana contraddizione: in un Paese che vive di turismo sono in buona parte a rischio chiusura, non assumono e non hanno soldi, eppure i biglietti non li fanno pagare. Secondo una stima della Uil il 50% cento di chi visita gli uffizi, o il Colosseo o Pompei entra gratis. 18 milioni di esenti: una perdita enorme per lo Stato.

Se ognuno di loro pagasse un simbolico euro (militari, giornalisti, minori, over 65, insgenanti, studenti universitari di stoira dell’arte) si potrebbero finanziare progetti per lanciare i musei stessi, e magari per assumere nuove leve. Questa è la proposta della Uil.

“Per tenere aperti i musei 11 ore al giorno senza pause, come ora, occorrono almeno 12 mila persone e oggi ne abbiamo in servizio meno di 8 mila”, spiega Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil per i beni culturali, intervistato da Repubblica. “Al Prado di Madrid e al Louvre di Parigi non ci sono gratuità, ma solo riduzioni. E poi, di fatto, in molti dei nostri musei la prenotazione è obbligatoria per tutti. Succede a Pompei, alla Galleria Borghese e altrove. Uno o due euro versati, anche dagli esenti, per lo più a società concessionarie private, come Pierreci, Gebart, Civita. Nulla di questi denari però arriva al Mibac. E se non si interviene in qualche modo, il rischio è la paralisi per tutti i musei”.

Ma non tutti sono d’accordo: “Così rischiamo di allontanare i ragazzi e gli anziani dalla cultura e aggiungiamo un’altra odiosa tassa”, reagisce Mauro Vergari, Adiconsum. Il museo sarà anche bello perchè è gratis, ma se non ha risorse bisogna correre ai ripari. Per capire l’entità del fenomeno basta vedere  la mappa di chi entra gratis: se in Veneto gli esenti sono il 36%, in Calabria si arriva al 93%.

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