Mutande, trombe e tovaglie in piazza: lotta dura senza paura contro…coronavirus?

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 Ottobre 2020 10:24 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2020 10:24
Mutande, trombe e tovaglie in piazza per protesta: lotta dura senza paura contro...coronavirus?

Mutande, trombe e tovaglie in piazza: lotta dura senza paura contro…coronavirus? (Nella foto Ansa, la protesta con tromba e tovaglie)

Mutande, trombe e tovaglie in piazza. Le portano, le mostrano e le stendono baristi, camerieri, gestori e imprenditori della ristorazione.

A nome di bar, gelaterie, pasticcerie, ristoranti, teatri, cinema, palestre, piscine e centri sportivi va in scena e si organizza una protesta creativa. Mutande, trombe, tovaglie…Fantasia alla lotta. Secondo le modalità e le movenze di una vertenza sindacale, di una campagna di scontro sociale, di uno sciopero. Lotta dura, senza paura e con molta fantasia nella sceneggiatura. Ma la contro parte chi è, coronavirus?

MUTANDE MOSTRATE, CI AVETE TOLTO PURE QUELLE

Impegnate e pugnaci lavoratrici di qualche settore colpito da limiti e chiusure si possono vedere in piazza, in video e in foto mentre mostrano le mutande e aggiungono e sottolineano: ci avete tolto pure quelle. A chi però lo mostrano lo striscione mutanda anzi le mutande striscione? L’interlocutore, la contro parte che chiude o limita le loro attività si chiama coronavirus ed è assai dubbio si smuova o si turbi per quelle mutande mostrate. Avesse pensiero per pensare, coronavirus penserebbe: strani questi umani. E proseguirebbe il suo fare.

TROMBA E SILENZIO

La tromba da suonare in piazza, il trombettiere dolente nelle note del silenzio. Punto drammatico della colonna sonora della protesta. Ma per chi suona quella tromba, chi dovrebbe ascoltarla e vergognarsi, pentirsi per il dolore e il danno che infligge, dolore e danno di cui quella tromba è la voce? La tromba suona per le orecchie di coronavirus, ma il virus non ha orecchie. E, se le avesse, è assai dubbio percepirebbe suoni umani.

TOVAGLIE DISPIEGATE SUI MARCIAPIEDI

Mettere le tovaglie che non sono più a sera sui tavoli dei ristoranti e dei luoghi della ristorazione, metterle sui marciapiedi a memento e denuncia di un non lavoro forzato. Un picchetto di tovaglie. Un picchetto per non far passare chi? Chi dovrebbe cedere e trattare dopo aver visto le tovaglie sui marciapiedi? Coronavirus dovrebbe piegarsi di fronte alla forza della contro parte umana.

CORONAVIRUS AVESSE OCCHI, MANI, ORECCHIE…

Coronavirus, avesse occhi, mani, orecchie e pensiero resterebbe indifferente di fronte a queste manifestazioni di umani in lotta dura e senza paura. Indifferente così come indifferenti son sempre stati il sole o la pioggia, i terremoti e le piene o le magre dei fiumi, i venti e i mari di fronte alle invocazioni e maledizioni degli umani. Perché in fondo sempre lì siamo, anche se in versione punto 4 o punto 5, anche se in confezione populista

LA DANZA DELLA PIOGGIA

Sempre lì siamo, alla danza della pioggia. Agli scongiuri e ai riti pubblici contro la carestia. Sempre lì siamo: esporre mutande, suonare trombe, stendere tovaglie e ogni altra liturgia di piazza e di protesta come atti, gesti e posture a spaventare gli spiriti maligni. Non c’è vertenza, non c’è contro parte sociale, non c’è lotta dura e neanche senza paura. Coronavirus e suo figlio Covid sono quelli che ti chiudono il bar, il ristorante, la palestra e le tue mutande, trombe e tovaglie li smuovono tanto quanto un tuo soffio smuove le stelle. Un popolo, anche di ristoratori o di personal trainer, dovrebbe capirlo. Ma la danza della pioggia piace e consola e sfoga più, molto di più di quanto non faccia un pensare e capire.