Napoli, a 13 anni porta la pistole in classe e spara: “Sono minorenne, non verrò punito”

Ida Artiaco*
Pubblicato il 4 Marzo 2010 11:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2010 11:00

In classe con una pistola, caricata con quindici colpi a salve. Prima la punta contro un compagno, poi spara contro un cassonetto della spazzatura. Denunciato, resta impunito, perché minorenne. E’ accaduto  nella succursale della scuola media statale “Ferdinando Russo”, a Pianura, quartiere periferico di Napoli. Qui un ragazzo di appena 13 anni ha puntato contro i suoi compagni della seconda classe una pistola semiautomatica calibro 8, riproduzione di quelle in dotazione ai militari

“ L’ho pagata trecento euro, guardate quanto è bella. Portatemi rispetto”, avrebbe detto, puntando l’arma. Ha premuto il grilletto quattro volte prima che il suono della campanella mettesse fine al terrore dei ragazzini. Uscito dall’aula, è stato notato da una insegnante, che ha subito informato il dirigente scolastico e avvisato le forze dell’ordine.

“Credeva fosse una pistola vera e l’ha puntata alla testa di un compagno di scuola”, hanno raccontato i carabinieri della compagnia del rione Traiano, al comando del capitano Federico Scarabello. Il ragazzino, già seguito tutti i pomeriggi da volontari e assistenti sociali dell’istituto Oasi del Fanciullo, ha mostrato una spavalderia inusitata per la sua età durante l’interrogatorio e la certezza che non avrebbe subìto alcun provvedimento. Il padre lavora per una  officina meccanica, la madre cerca di arrotondare facendo pulizie. Ma è il fratello maggiore ad essere giudicato dai carabinieri il suo “cattivo maestro”in famiglia: è finito in due inchieste, coinvolto nell’incendio di un bus durante gli scontri per la discarica di Pianura e in una indagine della Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali sui disordini allo stadio San Paolo, e oggi è sottoposto all’obbligo di firma.

Paura e preoccupazione tra i genitori dei compagni del tredicenne, che hanno preferito tenere a casa, almeno per un giorno, i propri figli, e hanno protestato davanti ai cancelli della scuola, chiedendo spiegazioni alla dirigente. “Ora ci toccherà lavorare per riportare qui la serenità”, ha dichiarato Laura Pelosi, insegnante responsabile di quel plesso che conta duecentoventi ragazzi distribuiti in dieci classi.

*Scuola di Giornalismo Luiss