Napoli, l’ambulatorio che cura gratis i migranti irregolari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2019 9:02 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019 9:02
Napoli, l'ambulatorio che cura gratis i migranti irregolari

Napoli, l’ambulatorio che cura gratis i migranti irregolari (Foto Ansa)

NAPOLI – Mentre i migranti del Cara di Castelnuovo di Porto (Roma) vengono sgomberati e trasferiti, mentre c’è chi invoca i porti chiusi e i bambini con la pagella cucita nella giacca muoiono in mezzo al mare, a Napoli c’è qualcuno che fa qualcosa a favore di queste persone. Come il medico Mario Delfino, direttore della Dermatologia del Policlinico dell’ateneo Federico II, che ha deciso di aprire (gratuitamente) le porte del proprio ambulatorio di dermatologia e venereologia proprio a tutti i migranti, con o senza permesso di soggiorno.

“Non è un ghetto. E non c’è canale preferenziale”, ha spiegato a Bianca De Fazio di Repubblica. “È solo il nostro tentativo di superare le barriere culturali che spesso, troppo spesso, tengono lontani i migranti dalle cure di cui avrebbero bisogno “.

Così ogni sabato mattina, dalle 9:30 alle 12:30, il professor Delfino apre le porte dell’ambulatorio a chiunque provenga da un Paese non europeo: “Chiunque tema di aver contratto una malattia della pelle o della sfera sessuale potrà venire da noi ed ottenere una prestazione sanitaria assolutamente gratuita. Senza passare per i medici curanti, i medici di base, e le loro impegnative, senza registrazioni ufficiali o prenotazioni, senza i documenti da ” Straniero temporaneamente presente”. Noi vogliamo rispondere al bisogno reale, e immediato, di chi ha un problema sanitario ” aggiunge Delfino.

Lui più che di ambulatorio per i migranti parla di ambulatorio di Dermatologia e Venereologia Etnica, ” un presidio di prima accoglienza altamente specialistico che supera le barriere culturali, linguistiche e cliniche e assicura visite ai migranti, con o senza permesso di soggiorno “.

In realtà non sono molti i migranti che accettano di farsi curare: a fronte delle 34 mila prestazioni fatte in ambulatorio nel 2018, solo 300 sono quelle “etniche”. Un dato basso anche a causa dei timori di molti migranti: “I migranti hanno, in tanti casi, un approccio alle malattie diverso dal nostro. Hanno, tanto per fare un esempio, uno spiccato pudore che gli impedisce di scoprirsi. Un pudore legato a motivi culturali, psicologici, religiosi. Dunque il nostro approccio, quello dell’ambulatorio etnico, è dedicato.

Ad aiutare il professor Delfino ci sono Patrizia Forgione, responsabile dell’Asl Napoli 1 del laboratorio Migranti dell’Ascalesi, e Nicola di Caprio, con una lunga esperienza nella provincia di Caserta, dove le comunità migranti sono numerose.

“A me non piace neanche parlare di migranti – spiega Delfino – preferisco usare il termine scelto dall’Organizzazione mondiale della sanità: popolazioni umane mobili. Le malattie, molte malattie della pelle e soprattutto le malattie veneree, si contagiano. Sarebbe oltremodo stupido, oltre che contrario alla deontologia professionale, non assistere chi vive qui. Curare gli immigrati è interesse di tutta la collettività. Il nostro è un dovere di tutela di “tutta” la popolazione”.