Napoli, il bimbo che si è lanciato dal balcone. Parla una mamma: “Altri ragazzini sono stati contattati da Jonathan Galindo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2020 13:20 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2020 13:20
Napoli, il bimbo che si è lanciato dal balcone. Parla una mamma: "Altri ragazzini sono stati contattati da quel profilo"

Napoli, il bimbo che si è lanciato dal balcone. Parla una mamma: “Altri ragazzini sono stati contattati da quel profilo”

“Mio figlio era un compagno di classe del bimbo che si è lanciato dal balcone. E sembrerebbe che anche altri bambini e ragazzi più grandi avessero già sentito parlare di quell’uomo nero con la faccia di Pippo perché almeno altri due adolescenti, dello stesso ambiente, erano stati contattati sui social network da tal Jonathan Galindo, il profilo fake associato al personaggio della Disney. Prima della tragedia, certo”.

Intervistata dal Messaggero, parla la mamma di un compagno di classe del bimbo che a Napoli si è lanciato dal balcone.

“Vorrei dire questo alla donna meravigliosa che conosco e che ora non si regge in piedi – continua – non deve sentirsi in colpa.

Come avrebbe potuto rendersi conto dei pericoli?

Gli stessi ragazzi non li riconoscono, come dimostra quanto mi hanno appena riferito i miei”.

“Ma è sbagliato parlare di suicidio.  Il bambino era semplicemente in fuga da un pericolo”.

E, probabilmente, già da mesi, non era l’ unico tra i suoi compagni e amici di Napoli.

“Il primo episodio che mi è stato riferito risalirebbe al periodo del lockdown: una ragazzina, 14 anni da compiere, è stata contattata su Instagram”.

“Quello che manca – continua – è la concezione del pericolo tra i nostri ragazzi che non hanno pensato di dirlo”.

Ora suo figlio ha paura:

“Non vuole andare nemmeno in bagno da solo.

Sa tutto: ho preferito affrontare io l’ argomento al posto di altri anche se inizialmente con altre mamme avevo concordato di parlare solo di un incidente.

Gli ho mostrato i profili fake e ho detto che, fisicamente, nessuno ha quelle sembianze mostruose.

Ma il tormento virtuale sarebbe più reale, ovvero diffuso, anche di quanto dicono gli stessi genitori fuori scuola”. (Fonte: Il Messaggero).