Napoli e Campania, la grande fuga dei cinesi. Caos regole, imprenditori chiudono e tornano in patria

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Maggio 2020 14:45 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2020 14:45
Napoli e Campania, la grande fuga dei cinesi. Caos regole, imprenditori chiudono e tornano in patria

Napoli, ristoranti cinesi chiusi in anticipo per senso civico (Ansa)

ROMA – Troppa confusione nelle misure per affrontare la pandemia, e molte imprese cinesi a Napoli e in Campania chiudono per sempre.

È la fotografia che traccia Wu Zhiqiang, detto Salvio, presidente del Sindacato nazionale della comunità cinese, intervistato da Il Mattino, quotidiano di Napoli.

In Campania ci cono circa 4000 attività commerciali asiatiche, il 50% tra il capoluogo campano e la sua provincia e “non tutte riapriranno né oggi né mai – spiega-, difficile dare un numero di chi ha chiuso per sempre, ma diversi connazionali hanno perso fiducia nei confronti dello Stato italiano e hanno deciso che torneranno in Cina”.

Perché si apre quando il virus circola ancora?

Tra gli aspetti che non hanno compreso i cinesi, il fatto che si è deciso di riaprire quando il virus circola ancora.

“Pensavo si ricominciasse quando i casi si azzeravano come avvenuto in Cina dove si è riaperto quando i casi erano zero o quasi – dice Zhiqiang – invece qui il virus è ancora presente”.

La comunità cinese non ha registrato contagi

La comunità cinese non ha registrato contagi, sottolinea, “abbiamo iniziato a mettere in isolamento subito chi tornava dalla Cina.

Ora siamo orgogliosi del risultato ottenuto contro il virus.

Siamo riusciti a non avere infetti tra i nostri 15.000 cinesi” nel Napoletano.

Ma c’è chi ha già messo in vendita il suo negozio, “perché ha perso fiducia nei confronti del Paese e tornerà nel nostro Paese di origine.

Sono comunque decisioni difficili e tristi perché chi le ha prese sa di aver investito quasi tutta la sua vita in un’attività lavorativa che ora sta abbandonando.

Il vero volto di una persona di un’istituzione si vede momenti di crisi e qui c’è stata confusione“.

“Non comprendo per esempio tutto il caso delle mascherine – continua il presidente del sindacato – noi a gennaio le distribuivamo, ma lo Stato doveva garantire mascherine e guanti a chi uscisse di casa come è successo in Cina.

Qui invece abbiamo dovuto fare tutto noi che siamo gli ultimi”.

Persino sui ristoranti “le norme non sono proprio chiarissime”, e non tutti i ristoranti cinesi “hanno rialzato la saracinesca per l’asporto e il delivery.

Parecchi apriranno giovedì o quando sarà possibile l’ingresso della clientela ai tavoli”.

Quanto all’abbigliamento, l’ingrosso e l’oggettistica, chi ha potuto, ha aperto i battenti nelle scorse settimane.

Nel settore dell’abbigliamento molti apriranno oggi.

Ma devo dire che scaricare su commercianti il compito di distribuire guanti ai clienti non lo vediamo come fatto positivo.

Inoltre le mascherine per i miei operai le fornisco con piacere, ma i guanti ai clienti faremo fatica a trovarli, quindi a distribuirli siamo in difficoltà.

Con le mascherine siamo a posto, visto che abbiamo una produzione nostra e ne abbiamo donate tante”.

Insomma, “c’è caos istituzionale e mancanza di tutele nei confronti nostri e verso tutti i cittadini. Mi auguro che le cose cambino quando sarà finita del tutto la pandemia”. (fonti Il Mattino, Agi)