Napoli, gay bullizzato dal medico: “A cosa ti servono i testicoli?”

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 gennaio 2018 17:35 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2018 17:35
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Napoli, gay bullizzato dal medico: “A cosa ti servono i testicoli?”

NAPOLI – Prima ha scherzato sull’utilità dei suoi genitali e poi, infastidito, gli ha pure dato del malato. E’ lo spiacevole incontro che Antonio, nome di fantasia, ha avuto con un medico dell’ospedale Cotugno a Napoli. Il paziente, omosessuale di 37 anni, è stato prima preso in giro e poi letteralmente bullizzato dal chirurgo che lo ha visitato.

A riportare il racconto all’Ansa è l’Arcigay di Napoli, alla quale Antonio si è rivolto per denunciare l’increscioso episodio e “per evitare che accada di nuovo”. “Perché io sono un adulto – ha spiegato il giovane – ma se al posto mio ci fosse stato un ragazzino, le conseguenze sarebbero potute essere peggiori. Perché è brutto sentirsi discriminato e considerato malato solo perché sei gay”.

In ospedale, Antonio, era stato operato due volte: la prima volta a settembre, per un ascesso, e poi a dicembre per una fistola perianale. Ed è proprio durante l’ultima visita di controllo, a dicembre, che è successo tutto. “Il dottore – racconta – mi aveva detto che stavo guarendo che stava andando tutto bene. Io gli ho parlato di un altro problema che avevo riscontrato, un lipoma sotto la natica destra, proprio nella zona dove sono stato operato. Ho fatto presente che il lipoma era collegato ai testicoli e lui a questo punto ha commentato vabbè ma tanto a te che ti servono, se anche ne perdi uno non ti serve”.

“Io sono rimasto attonito – aggiunge – ma sono andato oltre. Ha, poi, iniziato a parlare a telefono mentre compilava la mia impegnativa. Io gli ho accennato che avevo altre domande, personali, da porgli. Gli ho, quindi, chiesto quando avrei potuto riprendere ad avere rapporti sessuali. Lui ha detto che dovevano passare una quindicina di giorni, forse venti. Ad una mia seconda domanda per avere una risposta più precisa lui è sbottato dicendo ‘io di queste patologie non ne capisco nulla’. E ha strappato l’impegnativa”.

Antonio prima è rimasto in silenzio poi ha precisato che lui “non aveva alcuna patologia“. “A questo punto il dottore ha iniziato ad urlare, dicendo che era una vergogna tutta questa confidenza, ed è andato via sbattendo la porta”, dice ancora Antonio.

“Psicologicamente è brutto essere trattati così, molto – conclude – Ecco perché appena uscito dall’ospedale ho pensato se al posto mio ci fosse stato un ragazzino. Che effetti avrebbe potuto avere quel trattamento su di lui? Da qui la mia decisione di denunciare tutto all’Arcigay, affinché nessuno possa essere più trattato così”.

Giuseppe Matarazzo, direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, alla quale fanno capo gli ospedali Monaldi, Cotugno e Cto, ha fatto sapere di aver “avviato un’indagine interna per verificare il fatto denunciato e per prevenire ogni eventuale ed ulteriore episodio discriminante”, promettendo di prendere “eventuali provvedimenti del caso una volta accertati i fatti”.

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