Napoli, un altro minorenne aggredito da baby gang. Ora è emergenza sociale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 gennaio 2018 9:40 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2018 9:40
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Baby gang all’opera a Napoli (foto da video Polizia di Stato)

NAPOLI – Baby gang a Napoli, ora siamo davvero arrivati all’emergenza sociale: un altro minore è stato aggredito, ricevendo pugni in faccia dopo essere stato ricoperto di insulti. La sera di domenica 14 gennaio, verso le 21.30, davanti alla stazione della metropolitana Policlinico un sedicenne ha riferito di essere stato avvicinato da un gruppo di ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, che non conosceva. Prima hanno iniziato ad insultarlo, poi lo hanno colpito al volto con un pugno rompendogli il naso.

Il minorenne è andato a casa e poi con i genitori si è recato all’ospedale Vecchio Pellegrini dove gli è stata refertata una prognosi di 30 giorni. Il ragazzino ha rifiutato il ricovero. La Polizia di Stato, che non è intervenuta sul posto ma è stata allertata in ospedale, sta accertando i fatti.

Si tratta del terzo episodio grave in poche settimane a Napoli.

Picchiato con catena per lo smartphone.

In dieci, armati di catena, per rapinare uno smartphone: dopo il pestaggio in metropolitana, ennesimo raid di una baby gang a Pomgiliano d’Arco (Napoli). E’ accaduto nella tarda serata di sabato: vittime due studenti di 14 e 15 anni, circondati e picchiati dagli aggressori che li hanno derubati di un telefonino. Le vittime, medicate in ospedale e poi dimesse, si sono rivolte ai carabinieri che hanno identificato due degli aggressori, un 15enne e un 13enne, quest’ultimo non imputabile.

Arturo torna a scuola.

Arturo, il 17enne accoltellato una settimana prima di Natale nel pieno centro di Napoli, torna a scuola, dai suoi compagni di classe, nel liceo Cuoco a Napoli. “Bentornato Arturo”, dice un grande striscione che i suoi amici hanno affisso all’ingresso. Sorride e ad accompagnarlo c’è la mamma, Maria Luisa Iavarone, che dal giorno dell’aggressione, non ha smesso un attimo di chiedere giustizia e il coinvolgimento di tutti per fermare la violenza di cui è stato vittima. È imbarazzato, Arturo, quando varca il portone ingresso della sua scuola. “Sono imbarazzato perché non mi aspettavo tanti giornalisti al mio ritorno a scuola, questa accoglienza dei miei compagni – dice al suo arrivo – ora mi aspettano i professori, più i che miei compagni”. “Sono emozionato, ciò che mi è mancato è stato anche questo portone – afferma – vorrei fare presto, ho lezione”.

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