Napoli. Neonato muore in ospedale, l’incubatrice rimane chiusa in ascensore

Pubblicato il 8 Maggio 2010 13:43 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2010 17:25

Incurabili di Napoli

Muore aspettando l’incubatrice che invece rimane bloccata in ascensore. Parto cesareo all’ospedale Incurabili di Napoli venerdì 7 maggio, ma il neonato, con gravi problemi respiratori, ha bisogno dell’incubatrice, che la struttura invece non possiede. Il nosocomio chiede aiuto a un altro ospedale, il Monaldi, da dove parte un equipe di medici pediatrici con una incubatrice portatile. Giunti agli Incurabili i sanitari del Monaldi rimangono chiusi nell’ascensore, che si guasta, per 15 minuti, abbastanza per lasciare poche speranze al bimbo appena messo al mondo.

Da lì la decisione di portare il piccolo direttamente al Monaldi, dove però il neonato arriva in condizioni disperate. Nulla è servito, il bambino è morto poco dopo. Immediatamente è partita una indagine giudiziaria su denuncia del padre, Leandro Giordano, 30 anni. La salma è stata trasferita all’obitorio del Secondo Policlinico dove verrà sottoposta ad autopsia, sequestrata la cartella clinica.

Intanto dall’Incurabile arrivano le prime repliche: “Il mancato funzionamento dell’ascensore, peraltro rapidamente riparato, non ha ritardato in alcun modo il trasporto del neonato alla Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Monaldi”. Così Luigi De Paola, direttore sanitario dell’ospedale di Napoli, replica alle accuse del papà del neonato deceduto nel pomeriggio di ieri a Napoli dopo che, a suo dire, i soccorsi sarebbero stati ritardati dal guasto dell’ascensore del nosocomio partenopeo.

“Alla nascita, avvenuta intorno alle 11.30 con parto cesareo il piccolo aveva tutti i parametri vitali negativi – ricostruisce la vicenda il direttore sanitario – i medici dell’equipe neonatale hanno perciò subito avviato tutte le manovre rianimative, è stato cioé intubato, gli è stato dato ossigeno, è stato ventilato e sottoposto a terapia farmacologica”. Secondo la direzione dell’ospedale partenopeo dopo circa dieci minuti il bambino ha cominciato ad essere reattivo ed è stato subito allertato il servizio di trasporto neonatale per trasferire il piccolo nella Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi, struttura che si era resa disponibile ad accoglierlo, essendo gli Incurabili sprovvisti di tale reparto.

“Il servizio di trasporto – prosegue De Paola – è giunto agli Incurabili all’incirca alle 12 e 10. L’equipe sanitaria dell’ambulanza ha introdotto l’incubatrice per il trasporto dei neonati nell’ascensore del presidio che però non è partito. L’ascensore ha funzionato fino a pochi attimi prima – aggiunge il direttore sanitario – come mi ha confermato la caposala che era scesa giù dal reparto per attendere l’equipe dell’ambulanza. I medici sono comunque saliti a piedi per avviare subito le operazioni necessarie al trasporto del neonato che doveva essere reintubato. Tutte operazioni di riequilibrio che durano circa 35-40 minuti”.

“In contemporanea – prosegue il direttore della struttura – è stata chiamata la ditta che gestisce la manutenzione ordinaria degli ascensori del presidio. Trattandosi di un semplice guasto dell’interruttore magnetotermico, l’impianto è stato riparato in 15 minuti”. “Nel frattempo – spiega sempre De Paola – le operazioni di reiquilibrio sul neonato non erano ancora terminate. Quando si sono concluse, l’ascensore funzionava”. Il bimbo ha lasciato l’ospedale partenopeo e ha raggiunto il Monaldi intorno alle 14, in preda ad una grave crisi cardio respiratoria e a una fortissima anemia. Qui è stato sottoposto a circa un’ora e mezzo di terapie rianimative prima di spirare intorno alle 16 nel reparto di terapia intensiva neonatale. La madre del piccolo, una trentacinquenne originaria di Maddaloni (Caserta), era alla prima gravidanza. Sulla vicenda la direzione commissariale della Asl Napoli 1 ha aperto un’ indagine interna.